"Complimenti al nostro amato Luis Enrique": il Real Madrid celebra il rivale, tra trionfo e dolore privato
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Redazione Sport
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Mentre il Paris Saint-Germain alzava al cielo la Champions League dopo il netto 5-0 sull’Inter, a rubare la scena — almeno per un attimo — è stato un messaggio inatteso, quello del Real Madrid. «Congratulazioni al Psg e ai suoi tifosi per la meritatissima vittoria. E le nostre più speciali congratulazioni al nostro amato Luis Enrique, con un affettuoso ricordo per sua figlia Xana». Un tributo che va oltre il mero formalismo, strizzando l’occhio a un legame antico, quello tra lo spagnolo e il club bianco, dove da giocatore ha vestito la maglia per cinque stagioni. Ma è proprio quel riferimento a Xana, scomparsa nel 2019 a soli nove anni per un osteosarcoma, a sollevare domande scomode: fino a che punto il dolore privato di un uomo può — o deve — diventare narrazione pubblica?
Luis Enrique, del resto, non ha mai nascosto quanto quella perdita lo abbia segnato. Lo ha dimostrato ancora ieri, indossando una maglietta dedicata alla figlia al termine della partita, gesto che riporta inevitabilmente sotto i riflettori una ferita mai rimarginata. Eppure, c’è chi si chiede se sia giusto costringere un padre a rivivere, davanti alle telecamere, un lutto così straziante. La domanda, retorica ma necessaria, resta sospesa: che diritto abbiamo di chiedere a qualcuno di spiegare l’inspiegabile? Perdere un figlio è una violazione della natura, un peso che non ammette parole. Eppure, nel circo mediatico dello sport, persino il dolore più intimo finisce per diventare trama di una storia collettiva.
A ben vedere, però, Luis Enrique ha dimostrato ieri di saper conciliare la sensibilità con la competitività. In panchina dal 2008, a 55 anni ha già conquistato 16 trofei da allenatore — cui si aggiungono i 10 da giocatore, compreso l’oro olimpico — e vinto 11 finali su 13 disputate. Numeri che parlano di un tecnico capace di dominare, ma anche di riconoscere il valore altrui. Non a caso, nella conferenza stampa ha voluto elogiare l’Inter, sconfitta ma non umiliata: «Hanno dato una lezione — ha detto —. È raro vedere in finale una squadra rimanere in campo nonostante il risultato, aspettando con rispetto che finissimo di festeggiare». Un gesto di fair play che, in un’epoca di esultanze e polemiche sterili, assume quasi un valore simbolico.




