Rafel Pol, il vice di Luis Enrique in laches per la Champions: il dolore privato dietro il trionfo del Psg

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A volte il tempo si dilata, e un attimo può racchiudere un’intera esistenza. Per Rafel Pol, assistente di Luis Enrique, quel momento è arrivato all’88’ di Psg-Inter, quando le telecamere della Munich Arena lo hanno immortalato in lacrime. Mentre i tifosi parigini esultavano per la vittoria in Champions League, lui – lontano dai riflettori, ma al centro di un dramma personale – ricordava la moglie scomparsa sei mesi prima. Un dettaglio che ha squarciato la retorica del trionfo, rivelando quanto, nello sport, gioia e dolore siano spesso intrecciati in modo indissolubile.

Quella finale, vinta con un perentorio 5-0 sull’Inter, ha segnato l’apice della carriera di Luis Enrique, consacrandolo definitivamente tra i grandi strategisti del calcio mondiale. Un successo che ha ridisegnato i confini tattici del pallone europeo, smontando con freddezza le certezze di un calcio italiano ancora legato a schemi conservativi. Eppure, fino a poche settimane fa, pochi avevano colto la rivoluzione silenziosa in atto al Psg. Troppi occhi erano puntati sull’epica semifinale di San Siro, dove il Barça era uscito sconfitto nel segno del gol (4-3), mentre a Parigi si forgiava una macchina da gioco implacabile.

"El Pais" ha definito il suo approccio «un inno al coraggio», paragonandolo alla scuola dell’Ajax di Cruyff. Ma Luis Enrique, che nella vita ha affrontato il lutto più straziante – la morte della figlia Xana –, non insegna solo calcio: trasmette una filosofia di vita. «I suoi inviti ad osare sono sinceri», scrive il giornale spagnolo, «perché lui, quei luoghi bui, li ha visitati e ne è uscito».

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