Sinner avanza ai quarti, ma il dramma di Dimitrov ruba la scena a Wimbledon
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La serata che avrebbe potuto consacrare Grigor Dimitrov si è trasformata in un incubo, spezzando il ritmo di un match che fino a quel momento aveva regalato tennis di altissimo livello. Sul Campo Centrale di Wimbledon, dove il bulgaro stava tenendo testa al numero uno del mondo, un urlo improvviso ha interrotto il duello: lo strappo al pettorale sinistro, quel braccio che non rispondeva più, le lacrime mentre abbandonava il campo sotto lo sguardo turbato di Jannik Sinner. L’azzurro, pur consapevole che il ritiro dell’avversario – e amico – gli apriva le porte dei quarti, non ha nascosto il disagio. «Non la considero una vittoria», ha ammesso, sottolineando come Dimitrov, già vessato da infortuni in carriera, «meritasse di passare il turno».
Prima del dramma, però, il match era già finito sotto i riflettori per una scelta discutibile: il tetto chiuso nonostante la luce naturale residua, una decisione che ha alterato le condizioni di gioco e sollevato polemiche. Ma a rendere amaro il torneo per Dimitrov è stato quel gesto di dolore, quell’abbandono che ha ricordato a tutti quanto il corpo, nello sport, possa tradire anche i momenti più luminosi.
Sinner, dal canto suo, ora deve affrontare una doppia sfida. Da un lato c’è Ben Shelton, il giovane americano mancino che ha eliminato Lorenzo Sonego, dall’altro l’incognita fisica: la caduta durante l’incontro con Dimitrov ha lasciato strascichi. «Ho rivisto il video, non sembrava grave, ma il dolore c’è», ha confessato, annunciando accertamenti per escludere complicazioni al gomito. Senza il fisioterapista Giacomo Panichi e il preparatore Umberto Ferrara al suo fianco – assenti per motivi personali – l’azzurro deve adattarsi, trovando soluzioni in fretta.




