I genitori di Riccardo Minghetti: "L'arresto è un passo, ma il Comune deve rispondere"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel giorno in cui Roma ha ospitato una cerimonia di ricordo per le vittime del rogo di Crans-Montana, l’annuncio degli arresti è giunto a interrompere, seppur parzialmente, un lutto che per i familiari si è trasformato in una battaglia per la verità. Carla e Massimo Minghetti, genitori di Riccardo, uno dei giovani scomparsi nella tragedia di Capodanno, hanno definito la notizia dell’arresto del proprietario del locale “già una cosa buona”, pur ponendo immediatamente l’accento su quelle che, secondo loro, sono responsabilità più ampie e istituzionali. La loro voce, mentre le campane suonavano in memoria alle 14:00, ha tracciato una linea netta tra il dovere della giustizia penale e quello, altrettanto impellente, della chiarezza amministrativa.

Il provvedimento della procura e le prime reazioni

La procuratrice di Sion, Beatrice Pilloud, ha infatti disposto una misura cautelare molto rigorosa per Jacques Moretti, proprietario del “Le Constellation”, motivandola con un potenziale rischio di fuga; la moglie Jessica, invece, è stata posta agli arresti domiciliari con l’obbligo del braccialetto elettronico. Dopo il lungo interrogatorio di venerdì, i due hanno lasciato il palazzo di giustizia in condizioni ben diverse: lui a bordo di un cellulare della polizia cantonale, lei accompagnata dai suoi legali. Un provvedimento, quello della custodia in carcere, che dovrà essere confermato entro quarantotto ore dal Tribunale delle Misure Coercitive del Vallese, e che segna un punto di svolta formale in un’inchiesta giudiziaria che procede su più binari.

La memoria dell'intervento e l'attesa delle famiglie

I Minghetti, nel loro commento, hanno voluto però onorare anche un altro aspetto di quella notte tragica, ricordando “il sangue freddo” dimostrato dai primi intervenuti, molti dei quali giovani che aiutavano altri giovani. Quella catena di soccorso spontanea, ha sottolineato il padre Massimo, “merita di essere iscritta nella memoria collettiva del nostro Paese”. Un riconoscimento che, tuttavia, non cancella il ricordo della transizione angosciante dal tempo frenetico dell’intervento a quello sospeso e insopportabile dell’attesa, vissuto dalle famiglie in preda all’incertezza più cupa davanti al locale avvolto dalle fiamme.

La questione delle responsabilità oltre i gestori

Proprio partendo da quella attesa, i genitori di Riccardo hanno costruito la loro riflessione più critica, spostando il fuoco dalle persone fisiche arrestate all’ente pubblico che, a loro dire, avrebbe le maggiori responsabilità nell’accaduto. L’arresto dei titolari, seppur valutato positivamente, viene infatti considerato solo un anello di una catera causale più lunga. “Il vero responsabile è il Comune”, hanno affermato senza mezzi termini, lasciando intendere come le verifiche sulle licenze, le autorizzazioni e i controlli di sicurezza ordinari rappresentino, nel loro convincimento, il capitolo decisivo per comprendere le dinamiche che resero possibile la strage. Una posizione che attende riscontri ufficiali dalle indagini, ma che dimostra come il percorso verso una verità giudiziaria e storica sia ancora in salita.

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