Cacciatori uccisi sui Nebrodi, la procura di Patti iscrive un uomo nel registro degli indagati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un quarto uomo era presente nel bosco di Montagnareale, sui monti Nebrodi, la mattina del 28 gennaio quando tre cacciatori sono stati uccisi a colpi di fucile. La Procura di Patti, dopo giorni di silenzio-inchiesta, ha compiuto un passo decisivo iscrivendo nel registro degli indagati proprio quell’uomo, amico dell’ottantenne Antonio Gatani, una delle vittime. Costui, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, si trovava sul luogo insieme a Gatani ma si sarebbe allontanato prima che la sparatoria, i cui dettagli precisi restano da chiarire, avesse inizio. Gli investigatori, coordinati dalla procura, hanno già proceduto al sequestro delle armi in possesso dell’indagato, che verranno sottoposte alle analisi balistiche presso i laboratori del Ris di Messina, un passaggio tecnico ritenuto fondamentale per confrontare i proiettili esplosi con quelli ritrovati sul tragico scenario del crimine.

La ricostruzione della mattinata e gli elementi investigativi

La dinamica di quella fredda mattina invernale, che si concluse con il rinvenimento dei corpi senza vita di Davis Pino, suo fratello Giuseppe e dell’anziano Antonio Gatani, presenta ancora zone d’ombra. I tre, che secondo le prime ricostruzioni stavano svolgendo una battuta di caccia, sono stati rinvenuti a una distanza di circa trenta metri l’uno dall’altro, un particolare che ha fatto ipotizzare agli investigatori una sequenza di eventi rapida e violenta. Un altro elemento che ha colpito i soccorritori è stato il ritrovamento del cane da caccia, di proprietà di uno dei fratelli Pino, chiuso all’interno dell’auto, segno che qualcosa di improvviso e drammatico aveva interrotto la normale attività venatoria. L’indagato, interrogato a lungo nei giorni scorsi, è considerato una figura centrale per dipanare la matassa e capire se la tragedia sia scaturita da un fatale equivoco durante l’azione di caccia, da una lite precedente esplosa sul posto o da un movente del tutto diverso.

Le verifiche in corso e lo scenario delle ipotesi

Mentre proseguono le indagini dei carabinieri e le perizie del Ris, la magistratura non esclude che, sulla scorta degli sviluppi delle analisi e delle ulteriori testimonianze raccolte, possano essere aggiunti altri nomi al registro degli indagati. La pista di un incidente durante la battuta, con possibili scambi di persona in un ambiente boschivo e impervio, coesiste con quella di un conflitto personale degenerato in tragedia, anche se al momento nessuna delle due è stata confermata ufficialmente. I magistrati, che hanno scelto di mantenere il più stretto riserbo sulle dichiarazioni rese dall’uomo attualmente indagato, stanno vagliando ogni più piccolo elemento per stabilire con precisione la catena di eventi che ha portato alla morte dei tre uomini, la cui vicenda ha scosso profondamente l’intera area dei Nebrodi.

L’attesa per gli esiti balistici e il lavoro degli investigatori

Il cuore della fase investigativa attuale batte, dunque, intorno agli esiti delle comparazioni balistiche. Saranno quelle risultanze tecniche, infatti, a fornire dati oggettivi sulla corrispondenza o meno tra le armi sequestrate e i proiettili che hanno colpito le vittime, permettendo di circoscrivere con maggior sicurezza il campo delle possibilità. Il lavoro degli investigatori, in questo frangente, si muove su un doppio binario: da un lato l’aspetto strettamente scientifico, affidato agli specialisti, dall’altro la ricostruzione dei rapporti e delle relazioni tra le persone coinvolte, per comprendere se esistessero tensioni pregresse. Ogni dettaglio, per quanto sembri marginale, viene vagliato con attenzione per comporre un quadro il più possibile esaustivo di quanto accaduto in quel bosco.

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