Tre cacciatori uccisi sui Nebrodi, la pista del quarto uomo e i fucili sequestrati
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Redazione Interno
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Un velo di mistero, che le indagini stentano a diradare, avvolge la morte dei tre cacciatori ritrovati senza vita lo scorso 28 gennaio nei boschi di Montagnareale, sui Nebrodi messinesi. I corpi dei fratelli Devis e Giuseppe Pino, rispettivamente di 26 e 44 anni, e dell’ottantaduenne Antonio Gatani giacevano crivellati di colpi d’arma da fuoco, in una scena che immediatamente ha suggerito agli investigatori dinamiche complesse, forse riconducibili a una lite sfociata in tragedia. Le prime ipotesi, tuttavia, che vedevano nel gesto estremo di uno dei tre una possibile chiave di lettura per l’intera vicenda, si sono rapidamente complicate, lasciando emergere con insistenza l’ombra inquietante di altri protagonisti. La ricostruzione degli inquirenti, infatti, non combacia con la disposizione dei corpi e con le traiettorie dei proiettili, elementi tecnici che spingono a guardare altrove, verso percorsi irti di interrogativi.
Un indagato e le armi sottoposte al riscontro balistico
Proprio in questa direzione si muove l’attività dei carabinieri, i quali hanno compiuto un passo decisivo iscrivendo nel registro degli indagati l’uomo che, quel pomeriggio di fine gennaio, condivideva con le vittime la battuta di caccia. La figura di questo “quarto uomo”, come è stato definito nelle prime fasi dell’inchiesta, è al centro delle attenzioni degli investigatori, che gli hanno sequestrato tutti i fucili in suo possesso. Le armi, consegnate al Ris di Messina, saranno ora sottoposte alle analisi balistiche più approfondite, nel tentativo di stabilire una correlazione certa tra quelle canne e i proiettili che hanno stroncato le vite dei tre cacciatori. Una procedura che, com’è noto, richiede tempi meticolosi e che potrebbe fornire dati fondamentali per comprendere la catena degli eventi, sebbene al momento non sia ancora stata formalmente contestata all’indagato alcuna specifica accusa per il triplice omicidio.
Le indiscrezioni su possibili ulteriori coinvolgimenti
La rete investigativa, del resto, sembra non stringersi attorno a un unico soggetto. Fonti vicine alle indagini lasciano trapelare che l’uomo attualmente sotto inchiesta, del quale non è stato diffuso il nome, potrebbe non essere l’unico ad avere un ruolo rilevante nella dinamica della strage. Pur nella massima cautela dettata dalla delicatezza delle operazioni, alcune voci parlano di un amico dell’anziano Antonio Gatani, al quale sarebbero stati sequestrati i fucili, ampliando così il perimetro delle persone potenzialmente coinvolte. Si tratta di indiscrezioni che, se confermate, indicherebbero uno scenario ancor più articolato e torbido di quello inizialmente ipotizzato, dove le relazioni personali e forse dissapori latenti potrebbero avere giocato un ruolo decisivo in quel bosco appartato.
L’attesa degli esiti delle indagini tecniche
Mentre la magistratura coordina i lavori e le forze dell’ordine proseguono a setacciare ogni dettaglio, la comunità di Montagnareale e dell’intera provincia attende risposte che solo le prove scientifiche potranno dare con assoluta certezza. L’esito delle perizie balistiche sul parco armi sequestrato rappresenta, in questa fase, il nodo cruciale da sciogliere, potendo confermare o meno il collegamento diretto tra le armi in esame e la scena del crimine. Parallelamente, gli investigatori continuano a raccogliere testimonianze e ad analizzare ogni movimento riconducibile alle vittime e alle persone a loro vicine nelle ore precedenti la tragedia, nella speranza di ricostruire il puzzle di un episodio che ha gettato nello sgomento un intero territorio.




