Tre cacciatori uccisi sui Nebrodi, una valle in lutto
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Redazione Interno
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Una folla silenziosa, composta da migliaia di persone, si è radunata ieri per dare l'ultimo saluto ai tre cacciatori uccisi a colpi di fucile lo scorso 28 gennaio tra i boschi di Montagnareale, sui Nebrodi. Le esequie, celebrate separatamente, hanno confermato, nel loro svolgersi in un clima di raccoglimento assoluto, il profondo strappo provocato dalla tragedia in quelle comunità collinari della provincia di Messina. Ad Antonio Gatani, 82 anni, hanno reso omaggio nella chiesa dei Santi Martiri di Patti, dove il dolore per la sua scomparsa si è manifestato in un'affollata partecipazione. Una cerimonia che, segnata dal silenzio e dalla commozione, ha fatto seguito al ritrovamento dei corpi insieme a quelli degli altri due uomini.
I funerali dei fratelli Pino in una piazza stracolma
A San Pier Niceto, invece, il cuore della commemorazione si è spostato in Piazza Roma, trasformata per l'occasione in un'unica, grande spazio di cordoglio. La piazza, gremita oltre ogni previsione, ha visto svolgersi il funerale con il rito dei Testimoni di Geova per i fratelli Giuseppe e Davis Pino, di 44 e 26 anni rispettivamente. Il paese, come più volte sottolineato dai cronisti presenti, si è fermato completamente, assorbito dal peso di un lutto che accomuna due famiglie e che ha privato due nuclei, legati da un vincolo di sangue, di due esistenze nel pieno della vita. La cerimonia, essenziale e intensa, ha scandito un momento di estremo dolore collettivo, mentre i presenti ascoltavano le parole di commemorazione per le due vittime, accomunate nella morte come lo erano state, molto probabilmente, nella passione per la caccia.
Le indagini procedono in attesa di riscontri forensi
Parallelamente al sentimento di lutto, procedono le attività investigative coordinate dalla procura, le quali si concentrano ora sull'analisi dei reperti sequestrati. Gli investigatori, infatti, attendono con interesse i risultati delle perizie sugli stivali, sulle armi e sullo stub test – l'esame per rilevare residui di sparo – prelevati dal quarto uomo presente alla fatale escursione, un 48enne residente a Montagnareale e amico di Gatani. Questi elementi, che potrebbero chiarire dinamiche e responsabilità, sono considerati decisivi per ricostruire con precisione gli ultimi, tragici momenti vissuti dal gruppo. L'uomo, la cui posizione resta al centro dell'inchiesta, è già stato ascoltato dagli inquirenti e le sue dichiarazioni vengono vagliate alla luce dei futuri riscontri oggettivi. Il lavoro della scientifica sui luoghi del delitto, peraltro, aveva già consentito il rinvenimento di diversi bossoli, dati fondamentali per stabilire quanti colpi siano partiti e da quali armi.
Un caso che scuote le coscienze oltre i confini locali
La vicenda, per la sua brutalità e per il contesto in cui si è consumata, continua a destare un'attenzione che travalica l'ambito strettamente locale, ponendo interrogativi sui fatti accaduti in quella zona boschiva. L'omicidio di tre persone, colte nel mezzo di un'attività ricreativa tradizionale come la caccia, ha generato un moto di sconcerto che si riflette nella partecipazione popolare ai funerali. L'episodio, destinato a rimanere a lungo nella memoria di quei luoghi, rimane avvolto in un alone di mistero che solo le indagini tecniche potrebbero dissipare, mentre il lavoro degli inquirenti prosegue senza sosta per fare piena luce su una strage che ha privato tre famiglie dei loro cari. La macchina della giustizia, ora, cerca conferme e smentite nelle prove materiali, nell'attesa che i risultati delle analisi forniscano un quadro definitivo e inoppugnabile.




