Due tiktoker belgi appendono un loro ritratto nella sala della Gioconda al Louvre
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non c’è pace per il sistema di sicurezza del Louvre, che, dopo il grave furto di ottobre, registra una nuova, imbarazzante falla. Lo scorso 13 novembre, due giovani creator belgi, molto seguiti sulle piattaforme social, hanno pubblicato un video che documenta come siano riusciti a introdurre un loro dipinto nel museo e ad appenderlo, con nonchalance, proprio nella Salle des États, la sala che ospita la Gioconda. L’azione, concepita evidentemente come una beffa, si è consumata senza che nessuno intervenisse, mostrando, seppur in assenza di danni o furti, una vulnerabilità che lascia perplessi.
Il metodo della beffa
Nel filmato, che ha rapidamente accumulato visualizzazioni, si vede uno dei due ragazzi, mentre l’altro lo riprende con il cellulare, fissare il piccolo ritratto, che li raffigura entrambi, sulla parete dietro la teca della Monna Lisa, a poca distanza dalla Flora di Paris Bordon. L’operazione, compiuta in pochi secondi e con un semplice nastro adesivo, rivela una preparazione meticolosa: i due, che si chiamano Neal e Senne e provengono da Harelbeke, nelle Fiandre Occidentali, sono noti per aver già eluso i controlli in altri eventi di massa, come una finale di Champions League e un importante festival musicale, esperienze che, in un caso, sono costate loro una notte in cella.
Un precedente imbarazzante
L’episodio arriva a poche settimane di distanza dal clamoroso furto avvenuto nello stesso museo il 19 ottobre, quando un gruppo di ladri trafugò alcuni preziosi gioielli appartenuti a Napoleone, oggetti che risultano tuttora introvabili. Quel fatto, gravissimo, aveva già sollevato dubbi sull’efficacia delle misure di protezione di uno dei complessi museali più visitati al mondo; la bravata dei due tiktoker, sebbene di natura completamente diversa e senza conseguenze materiali, non fa che accendere nuovi riflettori sulle procedure di vigilanza.
La reazione e il contesto
Sebbene l’intento dei giovani belgi appaia più vicino allo scherzo mediatico che a un atto criminale, la facilità con cui hanno portato a termine il loro piano pone interrogativi non banali. Il loro gesto, del resto, si inserisce in una tendenza, sempre più diffusa tra i content creator, a superare i limiti fisici e regolamentari per ottenere visibilità online, sfidando apertamente l’inviolabilità di luoghi simbolo. Il museo, da parte sua, non ha ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto, che rimane, per il momento, confinato nella dimensione virale del web.




