«Sta sudando ora»: attivisti appendono al Louvre la foto dell’ex principe Andrea dopo l’arresto
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Redazione Esteri
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Non si placano le onde d’urto dell’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor, avvenuto giovedì scorso nella tenuta di Sandringham, e l’eco dello scandalo valica ora i confini del Regno Unito per approdare nel cuore pulsante dell’arte parigina. Ieri, alcuni attivisti del collettivo anti-miliardari «Tutti odiano Elon» hanno occupato simbolicamente uno spazio del museo del Louvre, appendendo in una delle sue sale una fotografia incorniciata d’oro del fratello del sovrano. L’immagine, diventata virale in queste ore, è quella che lo ritrae poche ore dopo il fermo, il 19 febbraio, quando è stato visto uscire dalla stazione di polizia di Aylsham accasciato sul sedile posteriore di un’auto, con il volto provato e lo sguardo perso nel vuoto. Una performance, quella degli attivisti, che punta il dito contro le disuguaglianze sociali e l’impunità dei potenti, scegliendo proprio l’istante della massima vulnerabilità del rampollo di casa Windsor per veicolare il proprio messaggio. Ma al di là della provocazione artistica, la posizione giuridica del secondogenito di Elisabetta II si fa di ora in ora più intricata, complice anche il pressing politico che arriva dall’altro capo del mondo.
L’arresto per sospetta corruzione in cariche pubbliche, che lo ha reso il primo membro di primo piano della famiglia reale a finire in manette nella storia moderna britannica, sta infatti costringendo i governi dei reami del Commonwealth a prendere posizione. Il primo a rompere gli indugi è stato il primo ministro australiano Anthony Albanese, il quale, con una lettera indirizzata all’omologo Keir Starmer, ha ufficialmente dato il proprio assenso a qualsiasi proposta legislativa volta a rimuovere Mountbatten-Windsor dalla linea di successione al trono -6-9. Una mossa non priva di conseguenze procedurali, dato che l’Australia, così come il Canada o la Nuova Zelanda, riconosce Carlo III come proprio capo di Stato, e qualsiasi modifica all’ordine di successione, che attualmente vede Andrew al ottavo posto, necessita del consenso unanime di questi parlamenti -2-6. Albanese, nel suo messaggio, ha parlato di «accuse gravi» e si è detto favorevole a che la giustizia faccia il suo corso, sottolineando come i cittadini australiani seguano la vicenda con la massima attenzione -6.
Spese pazze e basi militari: il fascicolo si allarga mentre gli inquirenti setacciano Royal Lodge
Mentre il fronte politico si compatta attorno all’ipotesi di una esclusione formale di Andrew dalla lista dei possibili eredi al trono, un’operazione che richiederebbe una legge del Parlamento e l’assenso di tutti i primi ministri dei Quindici reami, il lavoro degli investigatori procede senza sosta -2. Le perquisizioni nella tenuta di Royal Lodge, l’imponente dimora nel parco di Windsor che l’ex duca è stato costretto a lasciare all’inizio di febbraio, proseguono da giorni, con gli agenti intenti a setacciare documenti e supporti informatici alla ricerca di elementi utili all’inchiesta -5. Il cuore dell’indagine, coordinata dalla polizia del Tamigi, ruota attorno ai suoi anni da inviato speciale per il commercio internazionale, un incarico ricoperto tra il 2001 e il 2011 che gli garantiva fondi pubblici per le trasferte e uno staff di funzionari al seguito -3-4. E proprio su questo fronte emergono rivelazioni sempre più dettagliate. Due ex funzionari ministeriali, che hanno scelto di rimanere anonimi, hanno raccontato alla BBC di aver dovuto autorizzare, loro malgrado e dopo essere stati scavalcati dai superiori, rimborsi spese quantomeno peculiari, tra i quali figurano massaggi ricevuti dal principe durante viaggi in Medio Oriente e costi di viaggio giudicati a posteriori «sproporzionati» -3-7.
A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato l’ex premier laburista Gordon Brown, il cui governo si trovava a Downing Street proprio durante una parte del mandato di Mountbatten-Windsor. Brown ha formalmente chiesto alle forze di polizia di approfondire se l’allora inviato abbia utilizzato velivoli di Stato e basi della Royal Air Force per incontri personali con il finanziere Jeffrey Epstein, morto suicida in attesa del processo per traffico di minori -4. Al centro dell’attenzione vi sarebbe in particolare un volo di Epstein, atterrato nel dicembre del 2000 sulla base aerea di Marham, nel Norfolk, a poche decine di chilometri da Sandringham, dove pare che il finanziere e la sua complice Ghislaine Maxwell siano stati ospiti del principe -4. Non solo: il Telegraph ha rilanciato l’esistenza di email, contenute nei fascicoli desecretati dal dipartimento di Giustizia americano, in cui Andrew sembra inoltrare a Epstein documenti riservati sui suoi viaggi istituzionali in Vietnam e Afghanistan, un passaggio di informazioni che, se confermato, potrebbe configurare violazioni gravissime dei protocolli di sicurezza -5.




