Addio alla sonda Akatsuki, Venere è di nuovo un pianeta senza occhi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’Agenzia spaziale giapponese ha dichiarato ufficialmente conclusa la missione dell’orbiter Akatsuki, l’ultimo esploratore robotico attivo intorno a Venere, dopo che i tentativi di ristabilire un contatto, interrottosi ormai da più di un anno, hanno avuto esito negativo. La sonda, il cui nome significa “Alba”, aveva raggiunto l’orbita del pianeta nel 2015, superando una serie di difficoltà tecniche iniziali che ne avevano messo a rischio l’operatività, e da allora ha inviato a Terra un flusso prezioso di dati, svelando alcuni dei misteri che avvolgono l’atmosfera venusiana. Con il suo spegnimento, per la prima volta in un decennio, l’umanità si ritrova senza una sentinella dedicata a scrutare da vicino il mondo, spesso definito il gemello infernale della Terra, le cui dinamiche climatiche e geologiche restano in larga parte un enigma per gli scienziati.

Un decennio di scoperte oltre ogni aspettativa

Nonostante un inserimento orbitale non previsto — che l’aveva portata su una traiettoria molto più ellittica e distante rispetto a quanto programmato —, la sonda ha dimostrato una resilienza straordinaria, riuscendo a condurre ugualmente la maggior parte degli esperimenti scientifici per cui era stata progettata. Gli strumenti di bordo, tra cui camere ultravioletti e infrarosse, hanno permesso di studiare in dettaglio la super-rotazione dell’atmosfera venusiana, un fenomeno per cui gli strati di nubi più alti ruotano attorno al pianeta a velocità di gran lunga superiori rispetto alla sua lenta rotazione solida. I dati raccolti, che qualcuno ritiene fondamentali per comprendere i meccanismi che regolano i climi planetari in generale, hanno anche offerto nuove ipotesi sulla presenza di vulcani attivi e sulla composizione chimica degli strati nuvolosi, dove recenti studi — peraltro non confermati — avevano ipotizzato la possibile esistenza di forme di vita microbica.

Il silenzio elettivo e la fine di un'era

L’ultimo contatto certo con Akatsuki risale a un periodo antecedente all’annuncio ufficiale; da allora, gli ingegneri e i tecnici della JAXA hanno condotto una lunga e meticolosa campagna di ascolto, tentando di inviare comandi per ripristinare le comunicazioni o, quantomeno, per diagnosticare la natura del guasto. Le cause della perdita del segnale non sono state specificate, ma è plausibile — viste le condizioni estreme dell’ambiente orbitale, caratterizzato da intense radiazioni e dall’azione corrosiva dell’acido solforico presente nelle nubi — che i sistemi di bordo, ormai logorati, abbiano infine ceduto. La procedura di chiusura della missione, un atto amministrativo che sancisce la fine delle operazioni, è stata quindi l’epilogo formale di un’avventura scientifica che, nonostante le avversità, ha ampiamente superato la sua vita operativa prevista.

Il futuro prossimo dell'esplorazione venusiana

L’assenza di un orbiter attivo non significa, tuttavia, che Venere tornerà a essere un pianeta dimenticato. Diverse agenzie spaziali, tra cui quella americana e quella europea, hanno in programma nuove missioni destinate a raggiungere il pianeta nei prossimi anni, con l’obiettivo di mapparne la superficie con una risoluzione senza precedenti e di studiarne la storia geologica. Questi nuovi occhi robotici, dotati di tecnologie più avanzate, erediteranno il lavoro pionieristico di Akatsuki, i cui dati — che continueranno a essere analizzati per anni — forniranno il contesto necessario per le future scoperte. Il suo lascito scientifico, del resto, rimane intatto, una testimonianza di come anche una missione nata sotto una cattiva stella possa trasformarsi in un successo inatteso e duraturo per la conoscenza umana.

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