Carburanti, il riordino delle accise: lo Stato incassa 1,2 miliardi in cinque anni
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Redazione Economia
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Il Consiglio dei Ministri ha approvato il riordino delle accise sui carburanti, una misura che, nel giro di cinque anni, porterà nelle casse dello Stato un extragettito stimato in circa 1,2 miliardi di euro. La manovra, inserita nel quindicesimo decreto di attuazione della riforma fiscale, prevede un progressivo aumento dell’accisa sul diesel e una contestuale riduzione di pari entità su quella della benzina. Un “riallineamento” che, secondo i calcoli dell’Unione energie per la mobilità (Unem), genererà maggiori entrate soprattutto grazie ai volumi di vendita del gasolio, che rimane il carburante più utilizzato in Italia.
Il provvedimento, già anticipato nel Piano strutturale di bilancio di settembre, segna un cambiamento significativo nella tassazione dei carburanti. L’accisa sul diesel aumenterà di 1-2 centesimi al litro, mentre quella sulla benzina subirà una riduzione equivalente. Una scelta che, se da un lato potrebbe alleggerire il costo del pieno per chi utilizza automobili a benzina, dall’altro rischia di pesare su chi invece fa affidamento sul gasolio, ancora ampiamente diffuso nel trasporto merci e in alcune aree del Paese.
La decisione del Governo arriva in un contesto politico particolare. Durante la campagna elettorale che ha portato alla vittoria della coalizione di centro-destra, il partito della premier Giorgia Meloni aveva incluso nel programma elettorale la promessa di “sterilizzare” le entrate statali derivanti dalle imposte su energia e carburanti, con l’obiettivo di ridurre automaticamente Iva e accise. Una posizione che la stessa Meloni aveva ribadito nel 2019, quando, in un video diventato virale, denunciava la “vergogna” delle accise e chiedeva che fossero “progressivamente abolite”, sostenendo che “il grosso del costo del pieno deve finire nella mia auto, non in quella dello Stato”.
Ora, però, la realtà sembra prendere una direzione diversa. L’allineamento delle aliquote, che comporterà un aumento di 5,5 centesimi al litro per il diesel e uno sconto equivalente per la benzina, si tradurrà in un maggior gettito per il Fisco. Una scelta che, se da un lato risponde a esigenze di bilancio, dall’altro solleva interrogativi sulle priorità della politica energetica e fiscale del Paese.




