Intesa Sanpaolo rilancia l'Opas su Mps: più cash, ma l'offerta vive solo se i soci bocciano il piano Lovaglio
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione straordinario di Intesa Sanpaolo, riunitosi nella serata di sabato 3 ottobre, ha deliberato un rilancio della componente in denaro dell'offerta pubblica di acquisto e scambio su Banca Monte dei Paschi di Siena. L'istituto guidato da Carlo Messina ha annunciato che, in caso di prosecuzione dell'operazione, il corrispettivo cash riconosciuto per ciascuna azione Mps porterà da 1 euro a 1,25 euro, con un incremento di 25 centesimi.
La componente in azioni rimane invece invariata: 1,6 titoli di nuova emissione di Intesa Sanpaolo per ogni azione portata in adesione.
La mossa di Ca' de Sass non è soltanto un miglioramento economico dell'offerta, ma una precisa scelta di campo che stringe il cerchio attorno all'assemblea degli azionisti del Monte, convocata per il prossimo 29 ottobre.
Intesa Sanpaolo ha infatti legato la sopravvivenza stessa dell'Opas all'esito di quel voto: qualora l'assemblea di Mps approvi anche una sola delle due offerte pubbliche di scambio promosse dal management senese su Banco Bpm e Banca Generali, oppure la riduzione volontaria del capitale funzionale alla distribuzione straordinaria, l'istituto non si avvarrà della facoltà di rinunciare alle condizioni di efficacia e invocherà il loro mancato avveramento, rendendo l'offerta definitivamente inefficace.
Il valore dell'offerta e il premio riconosciuto agli azionisti
Secondo i calcoli diffusi dalla banca, considerando il prezzo ufficiale delle azioni Intesa Sanpaolo alla chiusura del 5 giugno 2026, pari a 5,682 euro, il corrispettivo unitario aumentato esprime una valorizzazione di 10,341 euro per ciascuna azione di Mps. Su quella base, il premio incorporato rispetto alla quotazione del titolo senese rilevata sempre il 5 giugno, quando valeva 8,970 euro, risulta del 15,3 per cento.
In uno scenario di adesione totalitaria, il controvalore monetario complessivo dell'operazione salirebbe a 31,4 miliardi di euro, di cui 27,6 miliardi rappresentati dal corrispettivo in azioni e 3,8 miliardi dalla componente in denaro.
Intesa Sanpaolo ha inoltre precisato che, nel caso in cui la banca decida di staccare un acconto sul dividendo per il 2026 prima della data di pagamento del corrispettivo dell'Opas, il rapporto di cambio verrà adeguato in aumento in misura tale da neutralizzare l'effetto dello stacco per gli azionisti di Mps.
La nota diffusa al termine del consiglio sottolinea come l'incremento della componente in denaro intenda riconoscere agli azionisti del Monte «una quota ulteriore e certa di valore in denaro, immediatamente disponibile alla data di pagamento del corrispettivo e non esposta ai rischi di esecuzione e di integrazione che caratterizzano le OPS».
Le criticità del progetto alternativo delineato da Siena
Nel comunicato, Intesa Sanpaolo non si limita a rilanciare, ma argomenta le ragioni della propria contrarietà al piano industriale alternativo costruito dall'amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio. Secondo Ca' de Sass, le due offerte simultanee su Banco Bpm e Banca Generali configurano una struttura «particolarmente complessa», che considera anche le dimensioni delle società coinvolte, e che «non ha precedenti nel mercato italiano degli intermediari sottoposti a vigilanza prudenziale».
Le due operazioni, pur essendo giuridicamente autonome, vengono definite economicamente interdipendenti, poiché l'esito e il valore dell'una influenzano l'altra, rendendo difficile la valutazione da parte degli azionisti.
Intesa contesta inoltre la convenienza economica del progetto per i soci delle banche target, rilevando che le offerte di Siena non incorporano alcun premio ma configurano uno sconto, e richiama il precedente del comunicato diffuso da Mps lo scorso 16 luglio, nel quale lo stesso premio del 12,5 per cento dell'Opas di Intesa era stato criticato perché ritenuto inferiore alla media di mercato.
Nel mirino finiscono anche le sinergie annunciate e i rischi legati all'integrazione dei sistemi informatici, mentre l'istituto milanese richiama per contro la propria piattaforma tecnologica e gli investimenti previsti dal piano industriale 2026-2029.
Il nodo della fusione con Mediobanca e le iniziative per il territorio
Un passaggio specifico riguarda la fusione tra Mps e Mediobanca, delibera iscritta all'ordine del giorno dell'assemblea senese. Intesa Sanpaolo ha dichiarato di rinunciare sin d'ora alla condizione di efficacia relativa a quell'approvazione, escludendo quindi che il mancato via libera possa determinare la decadenza della propria offerta, ma ha nel contempo auspicato che l'operazione venga rinviata a dopo il perfezionamento dell'Opas e realizzata dal proprio management, per limitare i rischi di integrazione informatica e operativa ed evitare duplicazioni di costi.
La banca guidata da Carlo Messina ha infine annunciato che affiancherà ulteriori iniziative concrete a favore di Siena e della Toscana, un passaggio che arriva dopo i rilievi sollevati dagli enti locali sul futuro del territorio senese. La partita si sposta ora sul terreno dell'assemblea del 29 ottobre, quando gli azionisti del Monte saranno chiamati a scegliere se dare via libera al progetto alternativo di Lovaglio o lasciare aperta la strada all'aggregazione con Intesa Sanpaolo.
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