Mps, Iss e Glass Lewis chiudono la partita con il no alle Ops su Bpm e Banca Generali
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Redazione Economia
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Glass Lewis chiude il cerchio e, di fatto, archivia la rotta difensiva di Mps. Rispetto al piano Lovaglio, dopo Iss anche il secondo dei proxy advisor ascoltati dagli investitori istituzionali suggerisce agli azionisti di Mps di bocciare, nell'assemblea del 29 ottobre, le due offerte di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, insieme al dividendo straordinario da 4 miliardi di euro e alla riduzione del capitale sociale, condizioni poste da Intesa per andare avanti nell'Opas su Siena.
Il verdetto di Glass Lewis
Dopo la bocciatura di Iss è arrivata quella, ancora più netta, di Glass Lewis. Il proxy advisor ha raccomandato di votare contro le offerte, contro la riduzione del capitale e contro la distribuzione della maxi-cedola da quattro miliardi, in cash e azioni di Generali. Via libera, invece, alla fusione con Mediobanca e alla riorganizzazione societaria collegata.
Nel documento si sottolinea che le proposte di Mps «non sono prive di una logica industriale», ma i vantaggi prospettati «non appaiono sufficientemente convincenti, su base corretta per il rischio, da giustificare l'eliminazione o l'indebolimento di un'alternativa» ancora disponibile agli azionisti. A pesare è soprattutto la sovrapposizione delle operazioni: Siena dovrebbe integrare due nuove banche mentre il riassetto di Mediobanca è ancora incompleto, senza due diligence sulle target né piani di attuazione concordati.
Si aggiungono l'opposizione di Banco Bpm e Crédit Agricole e l'assenza di un impegno di Generali ad apportare la partecipazione di controllo in Banca Generali. Per il proxy, respingere le proposte «preserva tale possibilità di scelta senza obbligare gli azionisti ad accettare l'offerta migliorata di Intesa».
Le critiche di Iss
Anche Iss, nel suo report diffuso nella giornata di lunedì, aveva sconsigliato agli azionisti di aderire al piano, sottolineando come manchino «elementi conoscitivi chiave per gli azionisti, tra cui l'assenza di due diligence o un accordo preventivo con gli azionisti di riferimento delle due banche target, a cui si aggiunge l'incertezza legata alla richiesta del cda di poter modificare le condizioni del progetto». Un ulteriore elemento di difficoltà, per il primo proxy advisor, viene dai tempi dell'integrazione con Piazzetta Cuccia.
Agli «azionisti viene chiesto di approvare due acquisizioni simultanee mentre è ancora in pieno svolgimento la complessa integrazione di Mediobanca, evidenziando conseguentemente un rischio operativo particolarmente elevato e amplificato dall'assenza di coesione all'interno del consiglio d'amministrazione della banca». Nel report si legge inoltre che il piano «contempla di raddoppiare le dimensioni della banca attraverso due operazioni nel bel mezzo dell'integrazione della precedente acquisizione trasformativa di Mediobanca».
Il no alla conferma di Alessandro Caltagirone
La differenza più evidente tra i due pareri riguarda Alessandro Caltagirone, figlio di Francesco Gaetano, cooptato in consiglio l'8 settembre. Glass Lewis ha chiesto di votare contro la sua conferma, richiamando i legami con il gruppo familiare, azionista di Mps al 10,26%, e l'indagine sul presunto concerto non dichiarato nell'acquisizione di Mediobanca che coinvolge il padre.
Il proxy riconosce il rispetto delle procedure statutarie nella cooptazione, ma ritiene che il ruolo di Caltagirone jr nelle attività familiari possa «legittimamente sollevare interrogativi» sulla capacità di agire nell'interesse di tutti gli azionisti. Indicazione favorevole, invece, per l'altro consigliere cooptato, Gianluca Brancadoro.
L'ultimatum di Intesa Sanpaolo
Sullo sfondo resta l'Opas di Intesa Sanpaolo, che il 3 ottobre ha alzato la componente cash dell'offerta da 1 a 1,25 euro per azione, lasciando invariato a 1,6 azioni Intesa il rapporto di concambio. Sulla base dei prezzi ufficiali del 5 giugno 2026, il corrispettivo equivale a 10,341 euro per azione Mps, contro gli 8,970 euro segnati dal titolo in quella data. In caso di adesione totalitaria, il controvalore complessivo dell'operazione è indicato in circa 31,4 miliardi di euro.
Intesa ha però legato l'efficacia della propria offerta all'esito del voto assembleare: qualora l'assemblea approvi i punti relativi alle operazioni su Banco Bpm e Banca Generali e alle operazioni sul capitale, l'istituto non rinuncerà alla relativa condizione di efficacia e considererà definitivamente inefficace l'Opas. Dopo il rilancio, Delfin, holding della famiglia Del Vecchio e primo azionista di Mps con il 17,6%, ha assunto un impegno ad aderire all'offerta con l'intera partecipazione detenuta.
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