Sanità italiana, il report Gimbe certifica il divario Nord-Sud: solo 13 regioni in regola con i Lea
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Redazione Salute
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La fotografia scattata dalla Fondazione Gimbe sui Livelli essenziali di assistenza, che ogni regione è tenuta a garantire, ritrae un’Italia profondamente spaccata in due, dove il diritto alla salute – almeno nei fatti – non è più universale. Sebbene il numero delle regioni “promosse” sia salito a tredici, contro le nove dello scorso anno, il miglioramento complessivo nasconde criticità strutturali e un solco sempre più marcato tra aree geografiche del paese.
La mappa delle inadempienze, del resto, parla chiaro e conferma un trend storico: le uniche due regioni risultate completamente insufficienti sono la Sicilia e la Calabria, entrambe sotto la soglia di sufficienza in tutti e tre gli ambiti monitorati (distrettuale, ospedaliero e della prevenzione). A queste si aggiunge la Basilicata, che ha totalizzato un punteggio insufficiente nell’area distrettuale, un dato che riflette le carenze croniche dell’assistenza territoriale, dai tempi di attesa all’accesso alle cure primarie.
Non mancano, tuttavia, le note dolenti anche al Nord, dove la Lombardia – spesso citata come modello di efficienza – ha perso ben quattordici punti nella classifica generale, un arretramento che ha immediatamente innescato un aspro dibattito politico. Il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino, ha definito la regione “la seconda peggiore” in Italia, sollecitando un cambiamento di rotta “profondo”, mentre dal M5s Nicola De Marco ha chiesto “una doverosa autocritica della destra” al governo regionale. Replicando alle accuse, il sottosegretario all’Autonomia Mauro Piazza ha invitato la Fondazione e l’opposizione “a non distorcere o strumentalizzare i dati ufficiali del Ministero della Salute”.




