Salvata nel suo ultimo giorno di vita: il trapianto di fegato in superurgenza alle Molinette di Torino
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Redazione Interno
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Eirini era arrivata alle Molinette di Torino in condizioni disperate. Quando i medici l'hanno presa in carico, la giovane era incosciente, intubata, ventilata meccanicamente e con le ore di vita ormai contate. Una grave insufficienza epatica, degenerata rapidamente in insufficienza multiorgano, l'aveva portata a un passo dalla morte. Per la studentessa di origine greca, nata nel 1998 e iscritta all'università nei Paesi Bassi, si è aperta una corsa contro il tempo che ha coinvolto due Paesi e mobilitato l'intera rete trapiantologica nazionale.
Il morbo di Wilson e l'insufficienza fulminante
Alla base del quadro clinico c'era il morbo di Wilson, una rara malattia genetica che impedisce al fegato di eliminare correttamente il rame assunto con l'alimentazione. Il metallo, non smaltito nella bile, si accumula progressivamente nell'organo fino a danneggiarlo in modo irreversibile e, nei casi più gravi, a riversarsi nel sangue raggiungendo altri distretti corporei come il cervello e gli occhi. La patologia, che colpisce circa una persona su 30.000, era rimasta silente fino al crollo improvviso: mentre Eirini si trovava in Grecia, una violenta insufficienza epatica l'ha colpita in pochi giorni, degenerando in un quadro multiorgano presso l'Hippokration General Hospital di Atene. I medici greci, compresa l'impossibilità di gestire un caso del genere con le risorse disponibili, hanno attivato il protocollo di collaborazione bilaterale che dal 2017 lega il Centro Nazionale Trapianti italiano all'Hellenic Transplant Organization.
Da Atene a Torino in tempi record
Ricevuta la richiesta di aiuto, il Centro Nazionale Trapianti di Roma ha immediatamente diramato la segnalazione ai programmi trapianto italiani secondo il criterio di rotazione previsto dall'accordo. La risposta del Centro Trapianto Fegato di Torino, diretto dal professor Renato Romagnoli, è stata immediata. Organizzato il trasporto in aereo medicalizzato dal Centro Regionale Trapianti del Piemonte, la paziente è atterrata all'aeroporto di Caselle per essere poi trasferita d'urgenza all'ospedale Molinette della Città della Salute.
Qui, dopo una rapidissima valutazione, è stata inserita nella lista d'attesa nazionale per un trapianto di fegato in superurgenza. In attesa dell'organo compatibile, i medici hanno mantenuto la giovane in vita grazie a terapie di supporto vitale e a sedute di plasmaferesi, necessarie per rimuovere dal sangue le ingenti quantità di rame rilasciate dalla necrosi epatica e rallentare l'evoluzione letale del quadro clinico.
Dodici ore per trovare l'organo e un intervento di dieci ore
La disponibilità di un organo compatibile è arrivata in poche ore, da un donatore deceduto in una regione vicina. Dopo appena dodici ore dal suo arrivo alle Molinette, Eirini è entrata in sala operatoria per essere sottoposta a un trapianto epatico durato circa dieci ore, il numero 4.470 della serie torinese. Le condizioni della paziente erano talmente gravi che il decorso postoperatorio si è rivelato complesso: sono stati necessari tre mesi di degenza per trattare con successo le complicanze medico-chirurgiche insorte dopo l'intervento.
Il recupero è stato reso possibile da un'assistenza multidisciplinare costante, che ha coinvolto le équipe di chirurgia dei trapianti, anestesia e rianimazione, epatologia, nefrologia, infettivologia e radiologia diagnostica e interventistica.
Il ritorno alla quotidianità e le parole di Eirini
Dopo la dimissione, la giovane è in pieno recupero psico-fisico e sta tornando gradualmente alla propria vita, con l'obiettivo di rientrare in patria in tempi brevi. «Ero in Grecia quando il mio fegato ha smesso di funzionare, sono stata salvata all'ultimo giorno di vita, al quarto giorno senza fegato», ha raccontato la stessa Eirini, ringraziando tutto il personale che ha contribuito a salvarla.
Il direttore generale della Città della Salute, Livio Tranchida, ha definito l'operazione un «vero miracolo della vita» e ha sottolineato come l'episodio dimostri «l'eccellenza multidisciplinare dei nostri professionisti» e il valore della rete trapiantologica. Non è la prima volta, del resto, che il capoluogo piemontese accoglie pazienti greci in condizioni disperate: poco più di un anno fa, sempre alle Molinette, un diciottenne affetto da sindrome di Alagille era stato salvato con un trapianto in superurgenza dopo un trasferimento reso complicato dal maltempo.
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