Unicredit verso la rottura con Amundi, BNP Paribas in pole per la successione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La strategia di disimpegno avviata da Unicredit nei confronti del partner storico Amundi, il colosso francese della gestione del risparmio, prosegue senza soste e delinea ormai un percorso chiaro, sebbene graduale, verso una separazione pressoché totale. Sotto la guida del ceo Andrea Orcel, che ha preso le redini dell'istituto di credito nel 2021, la banca ha infatti impresso una decisa accelerazione a un processo di internalizzazione della gestione patrimoniale, un settore, questo, caratterizzato da margini particolarmente appetitosi. Quando Orcel è arrivato a Palazzo Gae Aulenti, Amundi si trovava a gestire circa l'ottanta per cento del patrimonio investimento della seconda banca italiana per dimensioni, un dato che fotografava una dipendenza quasi assoluta. Quel peso specifico, stando alle ricostruzioni di fonti vicine alla materia, si è già notevolmente ridotto, attestandosi oggi a circa il sessanta per cento, e sembra destinato a un'ulteriore, progressiva erosione.

Il calendario del divorzio e le ripercussioni di Borsa

La roadmap che Unicredit si è data, e che sta seguendo con determinazione, prevede di portare la quota di asset gestiti da Amundi a un livello prossimo alla metà del totale entro la fine del primo trimestre del 2026, per poi avviare una fase declinale che dovrebbe condurre, entro la metà del 2027, a un azzeramento quasi completo della collaborazione commerciale. Questo termine temporale coincide, non a caso, con la scadenza naturale del contratto che lega le due entità. La notizia di questo progressivo, ma inesorabile, allontanamento ha avuto ripercussioni immediate sui listini finanziari, provocando un crollo del titolo Amundi in Borsa, mentre l'operazione si inquadra in una più ampia manovra della banca italiana finalizzata a riportare "in casa" i profitti derivanti dalla gestione dei prodotti finanziari offerti alla propria clientela.

Le mosse strategiche e il nuovo panorama competitivo

La drastica riduzione della massa gestita tramite il partner francese, un obiettivo perseguito con tale convinzione da spingere la banca a sostenere persino il costo di penali contrattuali pur di anticipare i tempi, sta di fatto spalancando le porte a un nuovo scenario competitivo. L'enorme volume di affari che sarà progressivamente liberato dal rapporto con Amundi rappresenta, com'è facile immaginare, un boccone prelibato per gli altri grandi player del settore. Tra questi, BNP Paribas, altro gigante d'Oltralpe, si è già candidata con forza per subentrare almeno in parte nel ruolo che fu di Amundi, posizionandosi come un interlocutore privilegiato per Unicredit. Nel frattempo, la banca di Orcel sta lavorando per ricostituire una propria, solida capacità interna di asset management, un'operazione che le consentirebbe di trattenere una fetta maggiore delle commissioni e di esercitare un controllo più diretto sull'intera catena del valore.

Il contesto dei mercati e le dinamiche in atto

Questa delicata transizione si svolge sullo sfondo di un mercato azionario europeo che, nonostante le attese per le decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse e per l'incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader cinese in materia di dazi, ha mostrato segnali di timida ottimismo. L'indice FTSE Mib di Piazza Affari, in particolare, ha chiuso una recente seduta in terreno positivo, registrando un guadagno che superava lo zero virgola cinque per cento. L'evoluzione della strategia di Unicredit, che contribuisce a ridisegnare la mappa dell'asset management, rimane dunque un elemento di grande interesse per gli investitori, i quali osservano con attenzione come la banca italiana stia metodicamente smantellando un rapporto di lunga data per imboccare una strada nuova, fatta di maggiore autonomia e di diversi, possibili, alleati.

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