Mercati asiatici in forte rialzo, Trump minaccia la Colombia dopo l'operazione in Venezuela
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Redazione Economia
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L’apertura dell’anno finanziario 2026 ha portato una ventata di ottimismo nei listini dell’Estremo Oriente, i quali, nella sessione del 3 gennaio, hanno bruciato le tappe con una crescita media complessiva pari all’1.51%. Un dato, questo, che sorprende non poco gli analisti, i quali devono registrare una performance così vivace in un contesto geopolitico globale che, al contrario, sembra farsi sempre più teso e imprevedibile. La ripresa, difatti, si è manifestata in maniera disomogenea ma generalizzata, coinvolgendo i principali hub finanziari del continente e segnalando una ritrovata appetibilità per gli asset della regione, i quali paiono muoversi per ora in una direzione autonoma rispetto alle turbolenze che scuotono l’Occidente.
Il quadro delle contrattazioni in Oriente
A trainare la corsa è stata soprattutto la Borsa di Hong Kong, la quale ha fatto registrare incrementi particolarmente sostenuti, mentre quella di Tokyo, pur saldamente in territorio positivo, ha segnato il progresso più moderato tra i grandi listini. Anche le piazze cinesi continentali, Shanghai e Shenzhen, non sono state da meno, attestandosi su guadagni prossimi alla soglia del 2%, in un clima di generale fiducia che ha coinvolto, seppur con diverse intensità, la gran parte dei settori. Questo slancio collettivo, del resto, sembra suggerire che gli investitori valutino le opportunità di crescita locale con uno sguardo differente, quasi scevro dalle preoccupazioni che stanno invece animando le altre sessioni mondiali, sulle quali incombe lo spettro di un possibile escalation militare.
La reazione europea alla crisi venezuelana
Proprio mentre i mercati asiatici chiudevano la loro positiva seduta, infatti, l’attenzione della finanza internazionale era già rivolta altrove, ovvero verso l’Europa e la sua immediata reazione alla drammatica notizia proveniente dal Sudamerica. L’operazione militare statunitense in Venezuela, conclusasi con la cattura del presidente Nicolas Maduro, non ha infatti frenato gli indici del Vecchio Continente, i quali, al contrario, hanno viaggiato in netto rialzo. A spingere al rialzo le quotazioni, in particolare, sono stati i titoli del comparto della difesa, chiaramente favoriti dal timore di un allargamento del cosiddetto "blitz" americano, il quale, dopo Caracas, potrebbe avere già individuato un nuovo obiettivo.
La minaccia di Trump verso Bogotà
A gettare benzina sul fuoco della speculazione finanziaria sono state le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale, senza usare giri di parole, ha minacciato esplicitamente la Colombia. Trump ha definito il paese come "governato da un uomo malato a cui piace produrre cocaina, ma non ancora per molto", lasciando intendere che una missione analoga a quella venezuelana potrebbe essere pianificata anche verso Bogotà. Affermazioni di tale gravità, che paiono delineare una dottrina d’intervento diretta e unilaterale, hanno inevitabilmente generato onde d’urto nei palazzi della politica mondiale, ma nei circuiti borsistici hanno prodotto l’effetto di sostenere ulteriormente i settori strategici legati all’industria bellica, contribuendo al clima di generale rialzo che ha caratterizzato la giornata in Europa, con il FTSE MIB, il CAC 40 e il DAX tutti in positivo.




