Gaza, raid israeliani non si fermano: dieci morti in un attacco, tra cui sette bambini
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Redazione Esteri
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Mentre i negoziati per un possibile cessate il fuoco stentano a ripartire, i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza continuano senza tregua, lasciando dietro di sé una scia di vittime civili. Nella mattinata di oggi, un attacco aereo su Khan Younis, nel sud dell’enclave palestinese, ha ucciso dieci persone appartenenti a un’unica famiglia, tra cui sette minori. Fonti locali, citate dall’agenzia Wafa, segnalano altri raid a Beit Lahia e a ovest di Rafah, dove almeno otto civili hanno perso la vita e diversi sono rimasti feriti.
Rafah, città al confine con l’Egitto, è al centro del piano militare israeliano che prevede la creazione di una zona cuscinetto, la quale, secondo le stime, arriverebbe a occupare il 20% del territorio gazawi. Un’operazione che, se portata a termine, comporterebbe ulteriori sfollamenti in un’area già stremata da mesi di conflitto.
Le parole del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, fotografano una realtà sempre più insostenibile. «È un tempo cupo», ha dichiarato, «sembra di vivere una lunga notte». In un’intervista a Tg2000, il porporato ha definito la situazione «drammatica, catastrofica, vergognosa», sottolineando come la dignità dei 2,3 milioni di abitanti di Gaza sia sistematicamente calpestata. «Non possiamo pensare che siano tutti collusi col terrorismo», ha aggiunto, denunciando una logica di guerra che non distingue tra combattenti e popolazione inerme.
Dati allarmanti giungono anche dalle Nazioni Unite, secondo cui Israele, tra il 18 marzo e il 9 aprile, ha condotto 224 attacchi contro edifici residenziali e tendopoli per sfollati. In 36 di questi raid, le vittime sono state esclusivamente donne e bambini. A peggiorare il quadro, gli ordini di evacuazione emessi dall’esercito israeliano – 21 nello stesso periodo – spesso indirizzano i civili verso aree definite «sicure», salvo poi colpirle con nuovi bombardamenti.




