Carlo Verdone, laurea honoris causa in Medicina dall'Università di Bari

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’Università di Bari “Aldo Moro” ha conferito a Carlo Verdone la laurea honoris causa in Medicina e Chirurgia, un riconoscimento prestigioso che sancisce, al di là del consueto ambito accademico, il singolare contributo offerto dall’artista alla divulgazione di tematiche mediche attraverso la sua vasta filmografia. Il rettore Roberto Belotti ha consegnato il titolo nel corso di una cerimonia che ha visto riunirsi, in un’inusitata ma significativa compresenza, non solo docenti e studenti ma anche molti appassionati del suo cinema, a testimonianza di quanto il linguaggio universale della pellicola possa farsi veicolo di conoscenza. Verdone, prendendo la parola, ha definito se stesso con la consueta ironia che lo caratterizza “un antidepressivo vivo prono di effetti collaterali”, cristallando in una battuta l’essenza di un’arte che, da decenni, scandaglia con affetto e precisione le fragilità psicologiche dell’individuo moderno.

Un percorso artistico tra i camici bianchi

La decisione dell’ateneo pugliese, che si inserisce in un solco già tracciato da altri riconoscimenti simili, non giunge infatti inaspettata per chi abbia seguito con attenzione la carriera del regista e attore romano. La sua vocazione per la medicina, coltivata con rigore da autodidatta, ha costituito un filo rosso lungo oltre quarant’anni di palcoscenici e set, durante i quali ha vestito i panni più disparati all’interno del mondo sanitario. Si contano, tra i molti, il pediatra affettuoso e un po’ bizzarro nel “Manuale d’amore”, il dentista iperansioso in “Italians”, fino al chirurgo e al primario apparsi rispettivamente in “Si vive una volta sola” e “Viaggi di nozze”, ruoli che, seppur tratteggiati con la cifra comica che gli è propria, hanno sempre mostrato un’attenzione meticolosa nel ritrarre le dinamiche umane e professionali che animano gli ambienti ospedalieri.

La medicina come lente sull'uomo contemporaneo

Quello che Verdone ha saputo fare, con una sensibilità unica, è stato utilizzare la figura del medico – o, per contrasto, quella del paziente ipocondriaco e nevrotico – come una lente d’ingrandimento per esplorare le paure, le ossessioni e i tic della società contemporanea. I suoi personaggi, spesso oppressi da un malessere più interiore che fisico, hanno offerto al pubblico non una semplice risata ma un riflesso in cui riconoscersi, trattando con leggerezza disarmante temi altrimenti complessi e spinosi. È questa capacità di raccontare le sfumature dell’animo umano, di gettare uno sguardo partecipe e acuto sulle nevrosi che attanagliano l’uomo comune, che è valsa all’artista la stima di un intero settore, al punto che, come lui stesso ha più volte scherzato, molti dei suoi conoscenti preferiscono chiamare lui, piuttosto che il proprio medico, per un consiglio.

Il valore di un riconoscimento atipico

L’attribuzione della laurea ad honorem, in questo caso, trascende la mera celebrazione di una carriera cinematografica di successo per assumere i contorni di un apprezzamento profondo per il lavoro di divulgazione e umanizzazione di una scienza spesso percepita come distante e inavvicinabile. Verdone, con le sue storie, è riuscito a rendere familiare e comprensibile un universo fatto di diagnosi, terapie e relazioni di cura, avvicinando il grande pubblico a professioni che, pur nella loro serietà, sono fondamentalmente intrecciate con le storie di vita di ognuno. La cerimonia di Bari ha dunque sancito ufficialmente un legame, quello tra il cinema e la medicina, che nell’opera dell’artista era già da tempo indissolubile e fecondo.

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