Carburanti, il gasolio torna sopra i 2 euro dopo la riduzione dello sconto sulle accise

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Scendono le quotazioni internazionali del greggio, un fenomeno che solitamente porta sollievo agli automobilisti, ma parallelamente – come spesso accade in queste dinamiche di mercato – aumenta il carico fiscale sul gasolio. Il risultato di questa combinazione, resa nota nelle scorse ore dagli aggiornamenti dell’Osservatorio del Mimit, è un rincaro netto alla pompa che riporta il diesel sopra la soglia psicologica dei due euro al litro.

L’effetto diretto lo si deve alla rimodulazione del cosiddetto "sconto" sulle accise, decisa dal Governo per la proroga tecnica del taglio fino al prossimo 3 luglio: mentre per la benzina l’agevolazione è rimasta invariata, il beneficio per il gasolio è stato dimezzato, passando da 10 a soli 5 centesimi al litro (6,1 se si considera l’Iva).

Un meccanismo a due velocità per benzina e diesel

Il decreto del Ministero dell’Economia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale e valido da domenica 7 giugno, ha quindi prolungato l’intervento statale – un costo stimato di quasi 150 milioni di euro finanziati dall’extra gettito Iva di maggio – ma ha introdotto una differenziazione sostanziale tra i due carburanti più venduti. La "verde", insomma, mantiene lo stesso livello di protezione; il "nero" (il gasolio), invece, subisce una stangata silenziosa che ne ha fatto schizzare il prezzo medio nazionale in modalità self service.

Secondo le rilevazioni di oggi, lunedì 8 giugno, mentre la benzina si attesta su un价位 relativamente più basso di 1,917 euro al litro, il gasolio vola a 2,004 euro al litro. Una impennata che cancella di fatto il breve periodo di tregua vissuto la scorsa settimana, quando il gasolio era finalmente sceso sotto quota 2 euro.

L’impatto sulle reti stradali e autostradali

A pagare maggiormente questo scostamento sono naturalmente i possessori di auto diesel, che costituiscono ancora una fetta importante del parco circolante italiano, soprattutto per quanto riguarda la mobilità commerciale e i lunghi tragitti. La situazione peggiora ulteriormente per chi è costretto a rifornirsi in autostrada, un contesto dove i gestori applicano sovrapprezzi legati ai maggiori costi di esercizio e alle concessioni.

Sulla rete autostradale, dove il self service è spesso l’unica alternativa per evitare il servito carissimo, il divario si amplia: la benzina viaggia a 2,014 euro al litro, mentre il diesel tocca i 2,090 euro al litro. Un autista di tir o un pendolare, insomma, si trova oggi a fare i conti con una differenza di prezzo che l’intervento governativo voleva appiattire, ma che la nuova geometria degli sconti ha invece riacutizzato.

La corsa delle compagnie petrolifere

L’adeguamento è stato immediato e segue la logica della traslazione fiscale. Eni, secondo la consueta rilevazione della Staffetta Quotidiana, ha ridotto di un centesimo al litro i prezzi consigliati di benzina e gasolio sabato, ma nella giornata di domenica ha applicato per intero la nuova accisa sul diesel, provocando un balzo di 6,1 centesimi al litro.

IP e Q8 hanno seguito a ruota con un analogo rincaro di sei centesimi sul solo gasolio; Tamoil, da parte sua, ha optato per un ribasso minimo sulla benzina (-1 centesimo) accompagnato dal consueto rialzo sul diesel (+6 centesimi).

Sul fronte delle pombe bianche, quelle indipendenti che spesso fanno da ago della bilancia della concorrenza, il prezzo medio del diesel self service si attesta a 1,984 euro al litro, un valore comunque superiore alla media della benzina, a dimostrazione di come l’intervento normativo abbia artificialmente invertito il tradizionale rapporto di convenienza tra i due prodotti.

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