Dorme al volante della Tesla in autostrada: il video virale e la domanda sulla guida autonoma in Italia

Dorme al volante della Tesla in autostrada: il video virale e la domanda sulla guida autonoma in Italia
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non è servito molto perché le immagini della donna addormentata al posto di guida di una Tesla, mentre il veicolo sfrecciava a circa 100 km/h sulla Trans-Canada Highway nella British Columbia, diventassero virali. Il filmato, girato da un automobilista che l'ha sorpassata e condiviso sui social, mostra una scena che molti hanno istintivamente collegato a un uso estremo o distorto dei sistemi di guida assistita.

A rendere la vicenda ancor più grave, se possibile, la presenza a bordo di due bambini, anch'essi addormentati sul sedile posteriore, in un contesto che ha immediatamente sollevato interrogativi sulla sicurezza e sulla percezione, spesso erronea, delle reali capacità di un'auto di guidare da sola.

Autopilot e Full Self-Driving: cosa sono realmente

Il caso canadese riporta prepotentemente all'attenzione un equivoco di fondo: la differenza tra un sistema di assistenza alla guida e una guida veramente autonoma. Il cosiddetto Autopilot di Tesla, che è incluso di serie su ogni vettura, offre funzionalità come il cruise control adattivo e il mantenimento della corsia, ma richiede al conducente di tenere le mani sul volante e di essere pronto a intervenire in ogni momento.

Esiste poi un pacchetto più evoluto, il Full Self-Driving (Supervised), che rappresenta un ulteriore passo avanti e permette al veicolo di gestire gran parte della guida, includendo anche strade cittadine e incroci, ma, come la parola stessa "Supervised" (supervisionato) indica, il conducente deve rimanere vigile, monitorare costantemente il sistema ed essere in grado di riprendere il controllo all'istante.

Secondo la classificazione internazionale SAE, che definisce i livelli di automazione, questi sistemi sono attualmente classificati come livello 2, ovvero a guida assistita con automazione parziale, dove la responsabilità rimane saldamente in mano al guidatore, che non può in alcun modo delegare la propria attenzione alla macchina.

L'Italia è pronta per la guida autonoma?

Se in Canada, Stati Uniti e altri Paesi extraeuropei, il Full Self-Driving di Tesla è già in uso da tempo, in Europa il discorso è ben diverso. Nel Vecchio Continente, e di conseguenza in Italia, la strada verso una guida sempre più automatizzata è lastricata di ostacoli normativi e burocratici che procedono a un ritmo ben diverso da quello dell'innovazione tecnologica.

Attualmente, la legge italiana, come del resto quella europea, non consente l'uso di sistemi di guida autonomi di livello superiore al 2; sono ammessi solo i dispositivi di assistenza alla guida, per i quali il conducente mantiene l'obbligo di supervisione totale.

Per poter testare su strada veicoli con livelli di automazione più spinti (dal 3 in su), le case automobilistiche e i centri di ricerca devono ottenere specifiche autorizzazioni, seguendo il Decreto Ministeriale 70 del 2018, noto come "Decreto Smart Road", che impone la presenza di un supervisore umano formato e pronto a intervenire, e prevede percorsi e condizioni di sperimentazione molto rigidi.

La situazione europea e il caso dei Paesi Bassi

Proprio in questo contesto regolatorio, un passo avanti, seppur cauto, è stato compiuto recentemente. Nell'aprile del 2026, l'autorità per l'omologazione dei veicoli dei Paesi Bassi, la RDW, ha dato il via libera al sistema Full Self-Driving (Supervised) di Tesla sul proprio territorio nazionale, dopo oltre un anno e mezzo di verifiche.

Si tratta della prima approvazione di questo tipo in Europa, un via libera che, come spiegato dalla stessa RDW, non trasforma l'auto in un veicolo a guida autonoma, ma autorizza un sistema avanzato di assistenza per il quale il conducente resta comunque il principale responsabile, con l'obbligo di rimanere concentrato sulla strada.

Questo provvedimento olandese potrebbe aprire la strada a un riconoscimento più ampio nell'Unione Europea, ma il percorso non è automatico: servirà una notifica alla Commissione e un voto degli Stati membri, e alcuni paesi, tra cui l'Italia, dovranno comunque emanare propri atti amministrativi per permetterne l'uso sulle proprie strade.

In attesa di sviluppi, è già stata presentata un'interrogazione parlamentare per sollecitare il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti a valutare con priorità l'approvazione del sistema, proprio per allineare il Paese a questa nuova frontiera tecnologica.

Un futuro ancora da scrivere

Il video della donna addormentata in Canada è la cartina al tornasole di una percezione distorta che rischia di avere conseguenze drammatiche. La tecnologia dei sistemi di assistenza è in continua evoluzione, e Tesla, con i suoi aggiornamenti software basati su reti neurali e un'esperienza di guida collettiva di miliardi di chilometri, spinge il confine sempre più avanti.

Tuttavia, tra la promessa tecnologica e la realtà normativa, il divario rimane ampio, e la responsabilità è ancora tutta sulle spalle del conducente, che non può permettersi di confondere un formidabile assistente con un autista. In Italia, l'iter per vedere le prime auto con livelli di automazione superiori circolare in modo diffuso è appena all'inizio, tra sperimentazioni pilota in alcune città come Milano e Torino e una discussione politica che solo ora sta iniziando a prendere forma, mentre il confine tra un sogno di mobilità e un pericoloso abbaglio resta più sottile che mai.

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