Gratteri e la guerra ai referendum: “A Napoli non c’è settimana senza nuovi arresti, la criminalità qui spara ancora”
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Redazione Interno
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Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, non usa giri di parole per descrivere la realtà che affronta quotidianamente. Da un lato, la città vive un fermento culturale invidiabile, con una vendita di biglietti teatrali che supera quella del resto d’Italia, ma dall’altro, come lui stesso ha raccontato ai microfoni di Radio 24, la criminalità organizzata continua a seminare violenza. “Napoli è una delle poche città dove la criminalità spara”, ha dichiarato il magistrato, sottolineando come non passi settimana senza che la Procura debba mettere mano a nuovi arresti. Un contrasto, quello al crimine, che si avvale anche di un potenziamento tecnologico: oggi sul territorio comunale sono attive millequattrocento telecamere di videosorveglianza, e il Ministero ha stanziato ulteriori fondi per implementare il sistema, nell’ottica di una repressione che vuole essere sempre più capillare.
La riforma e i suoi costi: “Il Csm costa 47 milioni, con la separazione li triplichiamo. Da dove li prendono?”
Nel dibattito acceso che precede l’appuntamento referendario, Gratteri ha puntato il dito contro quelli che ritiene essere i costi insostenibili della riforma. Intervenendo a un incontro pubblico moderato dalla giornalista Carmen Lasorella, il procuratore ha sollevato più di un dubbio sulle conseguenze economiche della separazione delle carriere. Attualmente, il Consiglio Superiore della Magistratura costa allo Stato circa 47 milioni di euro. Con l’approvazione del referendum, ha spiegato Gratteri, si dovrebbero istituire due CSM distinti – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri – più un’Alta Corte Disciplinare. “Questi soldi da dove li prendiamo?”, si è chiesto il magistrato, paventando una spesa che, tra stipendi, strutture e logistica, rischierebbe di triplicare, gravando ulteriormente sulle casse pubbliche. Una critica, quella ai costi, che il procuratore ha ribadito in diverse sedi, definendo il meccanismo del sorteggio previsto per i membri laici come “una mezza truffa”: di fatto, secondo la sua analisi, si tratterebbe di una selezione politica mascherata da casualità.
“Mai appoggiato dal Pd. Il sorteggio? Una farsa.” E sul passato attacca: “Ispiratori? Gelli e Berlusconi”
Ospite della trasmissione *In Onda* su La7, Gratteri ha voluto fare chiarezza sulla sua posizione politica, o meglio, sulla sua estraneità a essa. “Io non sono mai stato appoggiato dal Partito Democratico”, ha dichiarato senza mezzi termini, svelando retroscena su nomine mancate e attacchi ricevuti nel corso della sua carriera. Chi lo accusa di essere di parte, ha spiegato, dimentica le difficoltà incontrate quando fece domanda per incarichi di rilievo come procuratore a Reggio Calabria, Catanzaro o Napoli. In quelle occasioni, ha ricordato, i membri laici del CSM espressi dal centrosinistra non gli diedero mai il loro sostegno. Tornando al merito del quesito referendario, il procuratore ha poi riportato l’attenzione sulle origini della riforma. “Uno dei primi a parlare di separazione delle carriere fu Licio Gelli”, ha affermato, citando il piano della loggia P2, con l’obiettivo, a suo dire, di rendere i pm più deboli e meno autonomi. Un disegno, ha aggiunto, portato avanti anche da Silvio Berlusconi, che voleva “un pubblico ministero con il cappello in mano davanti al giudice”.
La polemica con Tajani e la norma “anti-Gratteri”: “Non mi fermano le minacce di morte, figuriamoci un emendamento”
Le dichiarazioni del procuratore, però, non hanno mancato di sollevare un vespaio di polemiche, arrivando fin sul tavolo del governo. Il ministro Carlo Nordio ha definito “sconcertanti” le parole di Gratteri, mentre Antonio Tajani è intervenuto duramente, accusando il magistrato di offendere milioni di italiani. Ed è proprio dal partito del vicepremier, Forza Italia, che è arrivato un emendamento al decreto Pnrr volto a introdurre sanzioni disciplinari per i magistrati che partecipano a trasmissioni televisive o dibattiti pubblici in modo da compromettere l’immagine di indipendenza della categoria. Una norma che in molti hanno subito ribattezzato “anti-Gratteri”. Intervistato da Luca Telese e Marianna Aprile, il procuratore ha risposto con la durezza di chi di minacce ne ha viste ben altre: “Secondo voi, sono una persona che si ferma davanti a queste cose? Io non mi sono fermato davanti a intercettazioni dove si discuteva di come ammazzare me e i miei figli. Figuriamoci se mi preoccupo di questa norma”. Una replica che lascia poco spazio a interpretazioni, e che testimonia quanto la campagna referendaria, in questa fase, stia assumendo i toni di uno scontro frontale tra visioni opposte della giustizia.




