Von der Leyen e i 150 miliardi per il riarmo europeo: la difesa passa dalle armi?
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Redazione Esteri
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Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha presentato un ambizioso “Piano per il riarmo europeo”, destinando 150 miliardi di euro a un fondo ad hoc per sostenere la spesa militare degli Stati membri. L’obiettivo, come dichiarato dalla stessa von der Leyen, è duplice: rispondere all’urgenza di supportare l’Ucraina nel breve termine e garantire, nel lungo periodo, una maggiore autonomia nella difesa del continente. “L’Europa è pronta ad aumentare massicciamente le proprie capacità militari”, ha affermato, sottolineando come la sicurezza europea sia oggi minacciata in modo serio e richieda una reazione rapida ed efficace.
Tuttavia, il piano non ha mancato di sollevare polemiche, soprattutto in Italia, dove si è formata un’insolita opposizione trasversale. Cinque Stelle e Lega, tradizionalmente su posizioni distanti, hanno trovato un punto di convergenza nel criticare la proposta della Commissione. Una convergenza che, seppur temporanea, evidenzia come il tema del riarmo europeo non sia privo di divisioni, anche all’interno di quei partiti che in passato avevano sostenuto von der Leyen.
Il progetto, che punta a mobilitare complessivamente 800 miliardi di euro per la produzione e l’acquisto di armamenti, prevede che una parte significativa dei fondi venga erogata attraverso prestiti ai Paesi membri. Una scelta che, secondo alcuni osservatori, rischia di gravare ulteriormente sui conti pubblici delle nazioni già indebitate, tra cui l’Italia. La domanda, dunque, è inevitabile: quanto costerebbe al nostro Paese aderire a “Rearm Europe”? Sebbene non siano ancora stati resi noti i dettagli specifici, è chiaro che l’impatto sulle finanze italiane potrebbe essere significativo, soprattutto in un contesto di già elevato debito pubblico.
Ma al di là delle questioni economiche, il piano solleva interrogativi di carattere più ampio. La scelta di investire massicciamente nella difesa militare, infatti, sembra contrastare con altre priorità spesso indicate come fondamentali per la sicurezza e la stabilità dell’Europa, come l’istruzione, la ricerca e la coesione sociale. Se è vero che la minaccia alla sicurezza europea è reale, è altrettanto vero che la difesa di un continente non può prescindere da un investimento altrettanto consistente nel suo capitale umano e nella sua capacità di innovazione.
Intanto, Francia e Germania hanno già avanzato proposte per finanziare il riarmo, ipotizzando una tassa sui ricchi e una revisione delle regole sul debito pubblico. Misure che, se adottate, potrebbero aprire un nuovo capitolo nelle politiche fiscali europee, ma che al momento restano oggetto di discussione.




