Il governo studia un taglio dell'Irpef per il ceto medio e un sistema a due aliquote
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Redazione Economia
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Il governo sta valutando un taglio strutturale dell'aliquota Irpef, portandola dal 35% al 33%. Inizialmente pensata per redditi tra 28.000 e 50.000 euro, la misura potrebbe essere estesa anche a fasce di reddito superiori. L'intervento, che riguarderebbe lavoro dipendente, autonomo e pensioni, è previsto a partire dal gennaio 2026.
La proposta del viceministro: un sistema a due aliquote
In questo contesto, il viceministro dell'Economia ha delineato la sua visione per un sistema fiscale ottimale, basato su sole due aliquote: il 23% e il 35%. Ha però specificato che si tratta di "un'utopia in questo momento" e che "non si farà assolutamente", descrivendola piuttosto come un segnale importante per un orizzonte di riforma più ambizioso.
Il quoziente familiare e la rimodulazione dei bonus edilizi
Parallelamente, tra le ipotesi al vaglio c'è l'introduzione di un "quoziente familiare" per modulare le tasse in base al numero di figli a carico. Per il 2026 si prevede anche una rimodulazione degli incentivi per l'edilizia: i bonus per le ristrutturazioni verrebbero portati al 30% per tutte le abitazioni, con una proroga del credito d'imposta al 50% per la prima casa.
L'impatto atteso sul ceto medio
Il taglio dell'Irpef comporterebbe un risparmio massimo annuo di circa 440 euro, che si tradurrebbe direttamente in buste paga e pensioni più ricche. L'obiettivo è contrastare il "drenaggio fiscale" dovuto all'inflazione e sostenere il ceto medio produttivo, conciliando la riduzione della pressione tributaria con i vincoli di bilancio.




