Morte di Tania Bellinetti, il pm chiede l’omicidio volontario per il compagno Faiez Selmi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’udienza preliminare che si è tenuta questa mattina a Bologna, dinanzi al gup Roberta Malavasi, ha segnato una svolta decisiva nell’inchiesta sulla morte di Tania Bellinetti, la 47enne precipitata dal balcone della sua abitazione al terzo piano di via Tolstoj lo scorso 8 aprile. Il pubblico ministero Marco Forte ha formalmente modificato il capo di imputazione a carico di Faiez Selmi, 38 anni, tunisino ed ex compagno della vittima, chiedendone il rinvio a giudizio non più per omicidio preterintenzionale – figura di reato che era subentrata in una precedente fase delle indagini, dopo la prima ipotesi di istigazione al suicidio – ma per omicidio volontario pluriaggravato. Un passaggio, questo, che ridefinisce la natura del fatto contestato, spostando l’accusa dall’aver causato la morte con un’azione che andava oltre l’intenzione iniziale al proposito esplicito di sopprimere la donna.

L’accusa: un quadro di maltrattamenti e la volontà di uccidere

La nuova formulazione del reato si fonda su due aggravanti ritenute dal pm particolarmente gravi: la convivenza con la vittima e la relazione sentimentale, oltre al contesto di continui maltrattamenti che, secondo quanto ricostruito dalla Procura, Selmi avrebbe inflitto a Tania Bellinetti per anni. È proprio la combinazione di questi elementi – un legame affettivo diventato terreno di sopraffazione, la reiterazione di condotte persecutorie – a trasformare, agli occhi dell’accusa, la condotta dell’imputato da colposa o eccedente l’originario disegno a dolosa. Selmi, che deve rispondere anche di maltrattamenti ed era già stato condannato in precedenza per stalking, si trova ora a fronteggiare una cornice edittale ben più severa, in cui l’elemento soggettivo viene qualificato come volontà precisa di cagionare la morte.

La reazione del fratello: occhi rossi e la promessa di battersi in tribunale

Fuori dall’aula, dove il clima restava carico di quella tensione che solo una decisione di questo genere sa scatenare, ad accogliere la svolta è stato Andrea Bellinetti, fratello di Tania. Con gli occhi arrossati e la voce chiaramente segnata dall’emozione, si è lasciato andare a un commento che tradiva, insieme al sollievo per il cambio di passo dell’accusa, la consapevolezza della lunga strada giudiziaria ancora da percorrere. “Ero un po’ teso all’inizio – ha detto – sto scaricando un po’ adesso. Ma mi affido all’avvocato. Combatteremo fino alla fine”. Le sue parole, pronunciate fuori dal palazzo di giustizia, hanno consegnato il sentimento di una famiglia che non ha mai smesso di credere nella riqualificazione del fatto come omicidio volontario, un traguardo che ora apre formalmente le porte a un processo di primo grado con accuse pesantissime per l’ex compagno della vittima.

Il percorso dell’accusa: dall’istigazione al suicidio all’omicidio volontario

Il percorso giudiziario che ha portato a questa richiesta è stato tutt’altro che lineare. Inizialmente, nelle prime fasi delle indagini successive alla caduta dal balcone, la Procura aveva ipotizzato il reato di istigazione al suicidio, sulla scorta degli elementi raccolti subito dopo il decesso. Successivamente, con il maturare degli accertamenti e l’acquisizione di nuovi riscontri – tra cui la documentazione relativa ai maltrattamenti pregressi e alla condanna per stalking già inflitta a Selmi – il quadro si era fatto più nitido, portando a una prima modifica in omicidio preterintenzionale. È stato però nel corso dell’udienza preliminare di questa mattina che il pm Marco Forte ha compiuto il passo definitivo, formulando la richiesta di omicidio volontario con le aggravanti della convivenza, del legame affettivo e del sistematico clima di violenza che, secondo l’accusa, Selmi imponeva da tempo alla donna. Un’impalcatura giuridica che la Gup Roberta Malavasi dovrà ora valutare per decidere se disporre o meno il rinvio a giudizio, con l’imputato che si trova già a dover rispondere di maltrattamenti in un procedimento destinato a intrecciarsi con il cuore della nuova contestazione.

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