Faiez Selmi rinviato a giudizio per l’omicidio volontario di Tania Bellinetti: “Primo passo verso la giustizia”
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Redazione Interno
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La gup Roberta Malavasi, all’esito dell’udienza preliminare che si è tenuta ieri, ha formalizzato il rinvio a giudizio di Faiez Selmi, il 38enne di origini tunisine accusato della morte della sua ex compagna, Tania Bellinetti, precipitata dal balcone della sua abitazione al terzo piano in zona Barca l’8 aprile dello scorso anno. La decisione, che fissa la prima udienza davanti alla Corte d’Assise per l’8 giugno, rappresenta un passaggio cruciale nel percorso giudiziario dopo che la Procura di Bologna, rappresentata in aula dal pubblico ministero Marco Forte, aveva già modificato il capo di imputazione nella precedente udienza del 19 marzo, passando dall’originaria accusa di omicidio preterintenzionale a quella più grave di omicidio volontario pluriaggravato.
L’imputato, difeso dall’avvocato Roberto D’Errico, si trova attualmente in stato di detenzione; era stato rintracciato e fermato in Francia il 23 luglio dello stesso anno, una latitanza breve ma significativa che era scattata subito dopo la tragedia. A motivare la svolta investigativa che ha portato alla riformulazione del reato, un elemento tecnico di rilievo emerso dalle indagini: la consulenza cinematica affidata all’ingegner Giuseppe Monfreda. Secondo la ricostruzione del pm Forte, la perizia ha scongiurato in modo netto le ipotesi di una caduta accidentale o di un gesto suicidario, riconducendo invece la dinamica esclusivamente a un’azione volontaria dell’uomo. Una tesi, quella della volontarietà, che gli inquirenti sostengono sia avvalorata anche dal ritrovamento del Dna dell’indagato sotto le unghie della vittima, un particolare emerso nel corso delle verifiche.
A commentare il rinvio a giudizio sono stati gli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini, che assistono i familiari di Tania Bellinetti – costituitisi parte civile insieme alle associazioni Udi e Sos Donna – esprimendo piena soddisfazione per l’impostazione data dall’accusa. “Il rinvio a giudizio di Selmi Faez per omicidio volontario aggravato è un primo passo nella giusta direzione, affinché sia data giustizia alla povera Tania”, hanno dichiarato i legali, sottolineando la sintonia con il lavoro della Procura. Nel loro intervento, gli avvocati hanno ribadito il convincimento che l’istruttoria dibattimentale imminente non potrà che rafforzare la tesi portata avanti sin dall’inizio: “Tania è stata uccisa, perché aveva deciso di sottrarsi al proprio carnefice”, una frase che racchiude il filo conduttore delle accuse, secondo cui l’epilogo violento sarebbe stato l’atto conclusivo di una lunga storia di sopraffazioni.
Il contesto di maltrattamenti e la fuga in Francia
Il quadro giuridico che si appresta a essere esaminato in Assise è caratterizzato da aggravanti specifiche, legate non solo alla relazione affettiva che univa l’indagato alla vittima – circostanza che aggrava il reato di omicidio quando commesso contro il convivente – ma anche alla contestuale presenza di maltrattamenti continuati. Un contesto, questo, già emerso in sede processuale prima della morte della donna; Selmi aveva infatti riportato condanne definitive per maltrattamenti e una recente condanna in primo grado per stalking nei confronti della stessa Tania Bellinetti. Un’ordinanza di custodia cautelare per questi fatti era stata emessa a dicembre 2024, ma non era stata eseguita prima della tragedia di aprile.
La difesa dell’imputato, pur prendendo atto della decisione del gup, ha già anticipato le linee del confronto che si svolgerà in aula. Il difensore ha definito la consulenza cinematica posta alla base del cambio di accusa “molto generica”, sostenendo che le conclusioni dell’ingegner Monfreda lascerebbero aperte molteplici interpretazioni, senza fornire quell’indicazione specifica necessaria a sostenere l’ipotesi del dolo diretto. “Faremo il processo e ci difenderemo”, ha commentato l’avvocato D’Errico, annunciando una battaglia legale incentrata proprio sulla contestazione del nesso causale e delle intenzioni attribuite al proprio assistito nel momento della caduta.
La dinamica della caduta al centro del dibattimento
Se l’udienza preliminare si è chiusa con il rinvio a giudizio, sarà ora il dibattimento in Corte d’Assise a ospitare il confronto diretto tra le opposte letture della perizia cinematica. Per il pm Marco Forte, lo studio del consulente ha permesso di ricostruire una traiettoria e una modalità di caduta incompatibili con un incidente, rafforzando l’ipotesi di un lanciato nel vuoto al culmine di una lite – testimoniata, quella lite, dallo stato di disordine trovato nell’appartamento e dalle chiamate disperate della vittima ai familiari poco prima di morire. La Procura ha quindi portato in udienza un quadro indiziario che, a proprio avviso, rende superata l’ipotesi meno grave del preterintenzionale, configurando invece una volontà omicida.
I legali di parte civile, Rinaldi e Petroncini, hanno accolto la decisione del giudice Malavasi con la consapevolezza di chi ritiene che gli elementi raccolti in fase investigativa abbiano già delineato con chiarezza la cornice del reato. “Al fianco della Procura di Bologna affronteremo il processo”, hanno dichiarato, manifestando la fiducia che l’istruttoria dibattimentale possa rimuovere gli ultimi dubbi interpretativi. La loro costituzione di parte civile, insieme a quella delle associazioni Udi e Sos Donna, mira a sostenere in aula la ricostruzione secondo cui la morte della 47enne non fu una tragica fatalità, ma l’atto estremo di una relazione violenta dalla quale la donna stava cercando di liberarsi.




