Valanga in Valtellina, due morti in una tragica giornata per le Alpi
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Redazione Interno
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Una valanga di dimensioni notevoli, staccatasi dal Pizzo Meriggio poco dopo mezzogiorno di sabato 7 febbraio, ha travolto un gruppo di escursionisti sui versanti di Albosaggia, in Valtellina, causando la morte di due uomini e il ferimento grave di un terzo. L’evento, documentato dalle immagini drammatiche diffuse dai Vigili del Fuoco intervenuti per il soccorso, si inserisce in una giornata di eccezionale criticità per l’arco alpino, caratterizzata da un manto nevoso reso estremamente instabile dal repentino rialzo delle temperature dopo le intense precipitazioni dei giorni precedenti. I due deceduti, Sebastiano Erba, di 35 anni, e Alfio Muscetti, di 46, originario di Sondalo, sono rimasti sepolti sotto la massa nevosa, mentre un loro compagno, un 53enne, è stato estratto in condizioni gravissime dai soccorritori e trasportato in codice rosso all’ospedale più vicino.
La catena di incidenti in Trentino e sulla Marmolada
Poche ore prima del distacco in Valtellina, una tragedia analoga si era consumata in Trentino, dove una valanga aveva investito un “ghiacciatore”, così definito nel gergo alpinistico, impegnato lungo un canale di discesa presso Forcella Ceremana, al confine tra Val di Fiemme e Primiero San Martino di Castrozza. L’uomo, Ettore Turra, di 40 anni, è rimasto sepolto e, nonostante il rapido recupero e il trasferimento all’ospedale Santa Chiara di Trento, non è sopravvissuto. Nel pomeriggio, poi, un nuovo incidente mortale si è verificato sul versante trentino della Marmolada, precisamente nei pressi di Punta Serauta, dove una slavina ha travolto un gruppo di quattro sciatori fuoripista, tutti sulla quarantina. Tra questi, Alex Farronato, 41enne di Bassano del Grappa, ha perso la vita, portando così a quattro il numero complessivo delle vittime accertate nell’arco di poche ore sulle Alpi.
Le operazioni di soccorso e il quadro generale di pericolo
Gli interventi del Soccorso Alpino e dei Vigili del Fuoco, coordinati attraverso il Numero Unico per le Emergenze 112, si sono susseguiti incessantemente lungo tutta la catena montuosa, dalla Valle d’Aosta al Piemonte, dove si sono registrati altri episodi con fortunatamente esiti non letali. In quelle regioni, alcuni scialpinisti coinvolti in distacchi minori sono riusciti ad emergere dalla neve autonomamente o sono stati recuperati senza ferite gravi, come nel caso di un escursionista tedesco in Piemonte. La concomitanza degli eventi, tuttavia, ha delineato un quadro meteorologico e nivologico particolarmente insidioso, che le autorità competenti sottolineano da giorni attraverso i bollettini di pericolo valanghe, indicando un grado di criticità elevato su vasta scala a causa della neve fresca e del successivo aumento termico.
Le indagini per ricostruire la dinamica degli eventi
Sull’onda della tragedia, le Procure territorialmente competenti hanno avviato le consuete indagini per accertare ogni possibile responsabilità e ricostruire con precisione la dinamica degli incidenti, concentrandosi in particolare sulle scelte di itinerario dei gruppi e sul rispetto delle avvertenze diffuse. Le inchieste, condotte con l’ausilio dei rilievi tecnici dei Carabinieri e dei rapporti del Soccorso Alpino, mirano a stabilire se le escursioni siano state intraprese in piena consapevolezza delle condizioni ambientali del momento. Parallelamente, le analisi degli esperti nivologi cercano di definire l’esatta tipologia dei distacchi, per comprendere se si sia trattato di valanghe di neve a lastroni, spesso provocate dal passaggio stesso degli escursionisti, o di eventi spontanei di maggiori dimensioni, legati alla strutturale instabilità del manto.




