Milano, il furto ai danni di Matteo Bassetti e l’amaro sfogo del virologo: “Città difficile, piena di brutta gente”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una cena tra amici nel cuore di Milano, precisamente in viale Majno, zona Porta Venezia, trasformata in un incubo al momento di fare ritorno a Genova. È quanto accaduto a Matteo Bassetti, il noto infettivologo e direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino, che nella serata di venerdì ha subito il furto della propria autovettura, parcheggiata a bordo strada e in pieno centro. Il professionista, che aveva scelto di trattenersi nel ristorante dello chef Andrea Aprea, ha trovato al suo rientro, intorno alle 23, l’abitacolo completamente a soqquadro e il baule ripulito del suo contenuto. Un episodio, questo, che lo ha spinto a diffondere un video di denuncia sui canali social, un racconto diretto e scevro da giri di parole, nel quale ha voluto mettere in guardia i propri follower e, al contempo, sollevare più di un interrogativo sulla gestione della sicurezza nel capoluogo lombardo.

La dinamica del furto e la tecnica presunta utilizzata dai malviventi

Stando a quanto ricostruito dallo stesso Bassetti e riportato dalle principali agenzie, i malviventi non avrebbero forzato fisicamente le serrature, ma avrebbero probabilmente fatto uso di un cosiddetto “disturbatore di frequenze”, un apparecchio elettronico in grado di inibire il segnale della chiusura centralizzata. Una tecnica, questa, che lascia il veicolo apparentemente bloccato, consentendo ai ladri di aprire le portiere senza lasciare segni di effrazione e di asportare quanto presente all’interno. Nel caso specifico, il medico ha denunciato la scomparsa di due valigie contenenti effetti personali, vestiario e persino un paio di occhiali da vista, beni di cui ha sottolineato più il valore affettivo e la sensazione di violazione subita che il mero danno economico. L’automobile, parcheggiata in un punto che lui stesso ha definito “sotto un lampione e in piena luce”, era stata lasciata incustodita per la durata della cena, un lasso di tempo evidentemente sufficiente per i malintenzionati di agire indisturbati in una zona centrale della città, solitamente molto frequentata.

La replica a distanza del medico e la critica all’amministrazione cittadina

La reazione del professore non si è limitata alla nuda cronaca dell’accaduto. Attraverso le storie pubblicate sul suo profilo Instagram, infatti, è arrivato un commento pungente e volutamente ironico, che in poche ore ha fatto il giro del web. “Grazie Milano”, ha esordito con tono sarcastico, salvo poi specificare come, a suo giudizio, la città sia oggi “difficile e piena di delinquenza e di brutta gente”. Parole pesanti, le sue, che hanno preso di mira, seppur indirettamente, chi siede a Palazzo Marino e chi è preposto al controllo del territorio. “Bisogna fare i complimenti a chi gestisce Milano e a chi gestisce la sicurezza in questa città”, ha aggiunto il virologo, sottolineando come episodi del genere rappresentino “un brutto esempio per il nostro paese” e danneggino l’immagine di un capoluogo che vorrebbe essere vetrina internazionale. Sebbene in un secondo momento lo stesso Bassetti abbia voluto precisare che la sua non voleva essere un’invettiva personale contro il sindaco Beppe Sala, persona da lui stimata, la frecciata all’indirizzo dell’amministrazione e della sua capacità di garantire l’ordine pubblico è apparsa comunque chiara e netta.

La percezione di insicurezza e il confronto con il passato della metropoli

Ciò che emerge con forza dalle dichiarazioni del medico, il quale ha confessato di provare ormai “paura” quando arriva alla stazione Centrale, è il racconto di un degrado percepito e di un cambiamento climatico della metropoli. Bassetti ha rievocato i tempi in cui frequentava assiduamente la città, quando aveva una zia residente in via Vittor Pisani, e ha tracciato un paragone impietoso con gli anni Ottanta, un’epoca in cui, per evitare spiacevoli sorprese, era prassi comune staccare l’autoradio e portarla con sé. Un paragone, questo, che fotografa una sensazione di regressione e di vulnerabilità diffusa tra i cittadini e, in questo caso, tra i visitatori. La circostanza che il fatto sia avvenuto in una via elegante e centrale come viale Majno, a due passi dai giardini di Porta Venezia, ha ulteriormente inasprito il suo giudizio, portandolo a concludere che il problema della sicurezza, a Milano, non sia più circoscritto a determinate periferie o zone degradate, ma riguardi ormai l’intero tessuto urbano.

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