Volkswagen, utili giù del 33% e ricavi rivisti al ribasso: la crisi cinese spaventa Wolfsburg
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Redazione Economia
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Per Volkswagen il 2026 si conferma un anno particolarmente complesso. I conti del secondo trimestre restituiscono l'immagine di un colosso alle prese con una trasformazione profonda del mercato automobilistico mondiale. Tra concorrenza cinese, rallentamento delle vendite in Asia, pressioni sui margini e conseguenze delle politiche commerciali internazionali, il gruppo di Wolfsburg è costretto a rivedere le proprie prospettive.
Il crollo dell'utile e i numeri del secondo trimestre
Il gruppo Volkswagen ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con un utile netto in forte calo, a conferma delle difficoltà strutturali che affliggono il colosso tedesco. L'utile dopo le imposte si è attestato a 1,54 miliardi di euro, in flessione del 32,9% rispetto ai 2,29 miliardi dello stesso periodo del 2025. I ricavi sono saliti del 2% a 82,4 miliardi di euro, ma il risultato operativo è sceso del 9,5% a 3,47 miliardi, con un margine operativo sul fatturato sceso al 4,2% dal 4,7%.
Le consegne di veicoli sono calate dell'8,6% a 2,08 milioni di unità, con un crollo particolarmente accentuato in Cina dove le vendite sono diminuite di oltre un terzo, fermandosi a 424.300 veicoli.
La crisi cinese e le parole del ceo Blume
Volkswagen ha un grande problema e si chiama Cina. Il declino delle consegne sul più grande mercato auto del mondo sta più che compensando la crescita registrata nelle altre geografie e ha portato il gruppo a rivedere al ribasso le previsioni di immatricolazioni per l'intero anno. Il ceo Oliver Blume ha descritto un panorama competitivo senza precedenti: «Abbiamo oltre 150 concorrenti in Cina che hanno lanciato più di 500 modelli dall'inizio dell'anno. Ora stanno entrando tutti sul mercato europeo».
Le case cinesi non si stanno accontentando del predominio sul mercato domestico, dove ormai controllano due terzi delle vendite, ma si stanno proiettando con forza in Europa, seguendo il percorso fatto negli anni '90 proprio da Volkswagen. L'amministratore delegato ha sottolineato che «l'ambiente resta estremamente esigente per l'industria automobilistica: crisi geopolitiche, conflitti commerciali, requisiti normativi elevati, mercati volatili e concorrenza accresciuta».
La revisione delle stime e le prospettive per il 2026
La casa di Wolfsburg stima ora di chiudere l'anno, nella migliore delle ipotesi, con ricavi invariati rispetto al 2025 a oltre 320 miliardi; nella peggiore, con un calo del 3% del fatturato. Volkswagen aveva in precedenza previsto una crescita compresa tra lo 0% e il 3%. Resta invece confermata la stima di un margine operativo tra il 4% e il 5,5% e la società continua anche ad attendersi un flusso di cassa netto dell'Automotive compreso tra 3 e 6 miliardi di euro e una liquidità netta tra 32 e 34 miliardi.
Secondo il gruppo, le prospettive restano condizionate da un contesto estremamente incerto, tra tensioni geopolitiche, restrizioni al commercio internazionale, volatilità dei mercati, norme ambientali sempre più severe e un aumento della concorrenza globale.
Il piano di ristrutturazione e i tagli occupazionali
Per contrastare la crescente pressione, Blume non vede altra soluzione che un drastico piano di taglio dei costi. «Sono necessari per restare competitivi», ha rimarcato. Volkswagen ha già annunciato che entro il 2030 ridurrà la sua gamma del 50% e diminuirà da 12 a 9 milioni la sua capacità produttiva mondiale di auto.
Sugli aspetti più sensibili della strategia, ovvero 100 mila esuberi fra il personale e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania, è in atto un duro confronto tra manager e rappresentanti dei lavoratori che hanno bloccato il piano in consiglio. Ieri Blume ha definito le discussioni «costruttive» e si è detto convinto che il nuovo piano di risparmio sarà approvato dal consiglio di sorveglianza entro la fine dell'anno.
Il direttore finanziario Arno Antlitz ha sottolineato con chiarezza la necessità di interventi più incisivi: «Dobbiamo accelerare gli sforzi per abbassare strutturalmente la nostra base di costi e migliorare in modo sostenibile la qualità degli utili. Occorre ridurre la complessità del portafoglio prodotti e delle piattaforme, tagliare i costi generali, aumentare l'efficienza degli impianti e accelerare i processi decisionali».
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