Produzione auto in Italia crolla ai livelli del 1956, Stellantis conferma la crisi ma mantiene i dividendi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La produzione automobilistica italiana, già in affanno da mesi, ha toccato nel primo trimestre del 2025 un minimo storico che non si registrava dal 1956, quando l’industria del Paese muoveva i primi passi nel dopoguerra. I dati diffusi dalla Fim-Cisl, illustrati dal segretario Ferdinando Uliano, non lasciano spazio a interpretazioni: tutti gli stabilimenti della Penisola hanno registrato un calo significativo, con Stellantis – principale attore del settore – che ha visto un crollo del 35,5% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Sono stati assemblati appena 109.900 veicoli, tra autovetture e furgoni commerciali, con un calo ancora più marcato per le prime, ferme a 60.533 unità (-42,5%). I veicoli commerciali, seppure in flessione, hanno retto meglio, attestandosi a 49.367 unità (-24,2%). Un dato che conferma la tendenza negativa del 2024, definito dalla stessa Fim-Cisl un “anno nero” per il gruppo, che aveva già chiuso con un -36,8% rispetto al 2023.

Nonostante il tonfo produttivo, però, Stellantis ha confermato la distribuzione dei dividendi agli azionisti, prevista per il prossimo 5 maggio. Una scelta che ripropone lo schema già visto nel 2024, quando Exor, la holding degli Agnelli-Elkann, principale azionista del gruppo, aveva incassato 697 milioni di euro. Se per gli investitori la crisi sembra dunque essere un fenomeno relativo, per gli operai e i dipendenti degli stabilimenti italiani il quadro è ben diverso, con prospettive sempre più incerte.

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