Credem: utile netto stabile a 621 milioni nel 2025, proposta cedola da 0,75 euro
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Redazione Economia
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Nonostante il quadro finanziario incerto che, a fasi alterne, ha segnato l’anno appena concluso, Credito Emiliano ha confermato la propria solidità chiudendo il 2025 con un utile netto di 621,47 milioni di euro, un dato in leggerissima crescita dello 0,2 per cento se confrontato con i 620,05 milioni del 2023. È opportuno, tuttavia, osservare come questo risultato sia stato influenzato da elementi straordinari: al netto, infatti, del beneficio di 98,6 milioni derivante dalla cessione delle attività di merchant acquiring, l’utile ordinario si attesterebbe intorno ai 522,8 milioni, offrendo una visione più nitida del percorso operativo della banca. Un percorso nel quale spicca, in controtendenza, una flessione del risultato di gestione finanziaria e assicurativa, sceso dai 1,94 miliardi dell’anno precedente a 1,8 miliardi, segnale di dinamiche di mercato che hanno certamente richiesto un’attenta navigazione.
Un modello che continua a trainare la raccolta
La robustezza del modello di business del Credem, che da sempre punta su una relazione solida e capillare con la propria clientela, trova riscontro nei numeri della raccolta, salita a 114,1 miliardi di euro con un incremento, niente affatto scontato, dell’8,4 per cento su base annua. Questo successo commerciale, del resto, è corroborato dall’acquisizione di oltre 181 mila nuovi clienti, i quali testimoniano l’efficacia di una proposta capace di intercettare fiducia in un settore spesso percepito come distante. Parallelamente, anche i prestiti alla clientela hanno mostrato un andamento positivo, attestandosi a 37,7 miliardi con una crescita del 3,6 per cento, un dato che racconta di un istituto impegnato a sostenere le esigenze di famiglie e imprese nonostante le condizioni di tasso elevate.
Qualità del credito e ritorno agli azionisti
Uno degli aspetti più significativi dell’operato della banca emiliana risiede nella qualità del proprio portafoglio crediti, un indicatore fondamentale della salute e della prudenza gestionale. Il rapporto tra gli impieghi problematici lordi e gli impieghi complessivi, infatti, si è fermato all’1,61 per cento, una percentuale che appare notevolmente più contenuta se paragonata sia alla media del sistema bancario italiano, ferma al 2,42 per cento per le banche significative, sia a quella europea, che si attesta al 2,22 per cento. Questa eccellenza, che deriva da politiche di concessione del credito rigorose e da un monitoraggio costante, costituisce un punto di forza non solo per la stabilità ma anche per la redditività futura.
Il dividendo proposto e il contesto di riferimento
I risultati conseguiti, che il Consiglio di Amministrazione ha esaminato approvando i dati preliminari, hanno permesso di avanzare una proposta di distribuzione degli utili agli azionisti. La cedola suggerita è di 0,75 euro per ogni azione posseduta, un importo che, rapportato all’attuale quotazione del Titolo, implica un rendimento netto del 4,7 per cento, un segnale di attenzione verso gli investitori in un momento dove la remunerazione del capitale risulta un fattore cruciale per le scelte di portafoglio. La decisione, seppur preliminare, sottolinea la volontà di bilanciare il reinvestimento nella crescita con la corresponsione di un tangibile beneficio a chi sostiene il capitale dell’istituto.




