Samson, il flop annunciato che conferma: i soldi non bastano più nell’era bizzarra dei videogiochi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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C’è una lezione, amara e per certi versi paradossale, che l’industria videoludica contemporanea continua a ripetere senza mai impararla del tutto. Samson, la nuova creatura di Liquid Swords – uno studio, va detto, fondato da ex membri di Avalanche, quelli della serie Just Cause – ne è l’esempio più fresco e, per certi versi, sconcertante. Perché se è vero che viviamo in un’epoca quantomeno bizzarra per i videogiochi, un’epoca nella quale persino le realtà più piccole possono scalare le classifiche e trasformarsi in icone improbabili, è altrettanto vero che non bastano più le buone intenzioni, né tantomeno le risorse economiche, per costruire una grande opera. Anzi, a guardare i fatti, vengono in mente certe scelte folli di chi in questo settore ci sguazza da decenni: scelte che dimostrano come l’esperienza, da sola, non garantisca alcun risultato.
Il trailer di lancio, pubblicato a ridosso dell’uscita fissata per oggi, 8 aprile 2026, sembrava promettere tutt’altra sorte. Si presenta, quello spezzone adrenalinico, come una vera e propria summa del progetto: parte contestualizzando le vicende che il giocatore si appresta a vivere, raccontando di personaggi e della città di Tyndalston, una metropoli dipinta come un luogo dove la violenza è all’ordine del giorno. Poi scorrono inseguimenti in auto, risse furibonde, investimenti, altri inseguimenti e altre risse, il tutto chiuso dall’invito a comprare il gioco su Steam o su Epic Games Store. Una formula, in apparenza, solida e collaudata.
Botte da orbi e accoglienza gelida: il divario tra promessa e realtà
Peccato che l’entusiasmo del trailer si sia scontrato con la dura legge del mercato, quella che non perdona i passi falsi tecnici. Oggi, giorno del lancio, Samson è disponibile al prezzo di 24,99 euro sulla piattaforma Valve, ma le prime recensioni – parlo di quelle dei critici, così come del pubblico pagante – non sono per niente positive. Anzi, il dato è impietoso: soltanto il 53% delle recensioni su Steam si dice favorevole, un segnale che in qualsiasi altro comparto industriale suonerebbe come un campanello d’allarme immediato. La critica, dal canto suo, ha risposto con giudizi freddi se non apertamente negativi, e il motivo non risiede tanto nella concezione del gioco quanto nella sua esecuzione.
Liquid Swords ammette i problemi: un debutto da dimenticare
A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato lo stesso studio di sviluppo. Liquid Swords, con una trasparenza non comune, ha deciso di prendere di petto la situazione, ammettendo che il debutto non è andato esattamente come sperato. Nel messaggio pubblicato su Steam per “celebrare” l’importante momento, gli sviluppatori hanno scritto di essere “estremamente grati a tutti coloro che ci hanno accompagnati finora in questo percorso”, porgendo un “caloroso benvenuto anche a tutti i nuovi arrivati”. Parole di circostanza, forse, che però non hanno scalfito la realtà dei fatti: il gioco è funestato da gravi problemi tecnici, tanto che molti acquirenti hanno già richiesto il rimborso.
Quando l’esperienza non basta: il paradosso degli ex Avalanche
E qui viene il nodo centrale della vicenda, quello che rende la storia di Samson paradigmatica. Lo studio Liquid Swords non è composto da pivelli: parliamo di professionisti usciti da Avalanche, gente che ha plasmato serie open world di successo. Eppure, nonostante il pedigree e chissà quali risorse a disposizione, il prodotto finale arranca. Le lamentele si accumulano, le recensioni negative si moltiplicano, e la promessa di miglioramenti futuri – avanzata dagli stessi sviluppatori – suona come una classica toppa rimessa in fretta e furia. Nessuna conclusione affrettata, però: i fatti dicono solo che, ancora una volta, l’industria dei videogiochi dimostra la sua natura imprevedibile, dove la bizzarria del momento può elevare un’opera sconosciuta o affondare un progetto nato sotto i migliori auspici.




