Netanyahu all'Onu, la sala si svuota e Sarandon finisce in manette

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Decine di delegati si sono alzati e hanno lasciato l'aula dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite mentre Benjamin Netanyahu saliva sul podio per il suo intervento. La scena si è ripetuta puntuale, come già accaduto in passato, con i diplomatici che hanno abbandonato i loro posti tra fischi e cori pro-Palestina, lasciando ampie zone vuote nel Palazzo di Vetro. La missione palestinese aveva invitato le delegazioni a un walkout collettivo per non avallare la condotta del governo israeliano a Gaza e nei territori palestinesi.

La sfida del premier israeliano

Netanyahu ha reagito con tono di sfida, definendo i delegati che hanno lasciato l'aula «codardi morali» e invitando eventuali altri presenti a fare lo stesso. Ha sostenuto che colpendo le capacità nucleari dell'Iran, Israele ha difeso anche molti dei Paesi i cui rappresentanti avevano appena abbandonato la seduta, aggiungendo che in privato diversi leader lo ringraziano. Al centro del suo intervento c'è stata la rivendicazione dell'offensiva contro Teheran, definita «una delle decisioni più facili» che abbia mai dovuto prendere.

Ha poi ringraziato il presidente statunitense Donald Trump per la sua azione contro l'Iran e ha promesso che Israele continuerà a combattere, dicendo di non avere altra scelta.

L'operazione con il cercapersone

Come in precedenti discorsi, il premier israeliano ha usato un oggetto per accompagnare le sue parole. Ha mostrato un cercapersone, richiamando l'operazione del settembre 2024 in cui esplosero migliaia di dispositivi distribuiti a membri di Hezbollah in Libano. Ha anche ricordato l'attacco guidato da Hamas del 7 ottobre 2023, nel quale furono uccise circa 1.200 persone in Israele e 251 furono prese in ostaggio.

Sulle accuse di genocidio a Gaza, ha respinto le contestazioni definendole «la più grande bugia del secolo», mentre sulla Cisgiordania ha ridimensionato la violenza dei coloni attribuendola a un gruppo ristretto di giovani.

Le proteste fuori dal Palazzo di Vetro

Mentre Netanyahu parlava, all'esterno del quartier generale dell'Onu la polizia di New York ha arrestato più di trenta persone durante una manifestazione pro-Palestina organizzata dal gruppo Jewish Voice for Peace. Tra i fermati ci sono l'attrice premio Oscar Susan Sarandon, 79 anni, e Hannah Einbinder, nota per la serie Hacks. Le due sono state ammanettate con fascette di plastica e portate via mentre i manifestanti continuavano a gridare slogan contro il premier israeliano.

Con loro sono stati presi in custodia anche la candidata democratica al Congresso Darializa Avila Chevalier e il consigliere comunale di New York Chi Ossé. I manifestanti, circa duecento, indossavano magliette bianche con la scritta «Fund people, not bombs» e avevano bloccato il traffico su First Avenue.

La campagna mediatica a Manhattan

In vista del discorso, l'ufficio di comunicazione del premier israeliano aveva allestito una campagna con cinquecento cartelloni digitali sparsi per Manhattan e su decine di camion che circolavano attorno al Palazzo di Vetro. Le scritte variavano ma il messaggio restava lo stesso: «L'Iran non può avere la bomba atomica», «È un regime terrorista» e soprattutto «Da che parte state?». Secondo l'ufficio di Netanyahu, i messaggi riguardavano «la minaccia che il regime terroristico iraniano rappresenta per il mondo libero, e l'attività congiunta di Usa e Israele contro di esso».

Sugli schermi di Times Square era comparso anche un messaggio di benvenuto al premier israeliano.

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