Palermo, il killer di Paolo Taormina parla di una lite per la fidanzata
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Redazione Interno
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La prima notte in carcere per Gaetano Maranzano, il ventottenne arrestato per l’omicidio di Paolo Taormina, è stata preceduta da un interrogatorio nel quale avrebbe ammesso di aver premuto il grilletto, davanti al locale di famiglia della vittima, durante la notte tra sabato e domenica. Il giovane, le cui generalità sono ora al centro delle indagini, avrebbe fornito una propria versione dei fatti, ricostruendo una dinamica che, a suo dire, avrebbe avuto un prologo in una lite scoppiata nei giorni precedenti. La motivazione, stando a quanto dichiarato, sarebbe da ricercarsi in un presunto comportamento molesto che Taormina avrebbe tenuto nei confronti della fidanzata di Maranzano, un episodio che avrebbe creato un precedente attrito tra i due.
Il lutto di una città e il cordoglio collettivo
Intanto, Palermo ha già mostrato il suo volto sofferente attraverso una partecipatissima fiaccolata che ha visto sfilare, domenica, circa duemila persone. Il corteo, partito dal teatro Politeama, ha riunito una folla silenziosa che, impugnando candele e torce accese dei telefoni, ha voluto onorare la memoria del ventunenne ucciso mentre cercava di placare una rissa. In prima fila, assieme alla madre Fabiola Galioto e alla sorella Sofia, camminavano anche il sindaco Roberto Lagalla e i parenti di altre vittime della violenza criminale; alcuni di loro, come i giovani uccisi a Monreale lo scorso aprile, erano simbolicamente presenti attraverso le loro fotografie, esposte su uno striscione in testa al corteo.
Le radici familiari dell'indagato
Il profilo di Gaetano Maranzano non può prescindere, come spesso accade in simili tragedie, dal suo contesto familiare. Egli è infatti il figlio di Vincenzo Maranzano, noto con il soprannome di “Gnu Gnu”, il quale ha già scontato una condanna a dieci anni di reclusione per un tentato omicidio. Quel reato, che vide come obiettivi i rivali Giuseppe e Antonio Colombo, si inseriva nel solco di una faida tra clan dello Zen palermitano, una lotta per il controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti che ha segnato la storia recente di quel quartiere. Questa eredità, sebbene non direttamente collegata all'episodio mortale, delinea uno sfondo nel quale le vicende personali si intrecciano con storie più ampie e radicate.
Una protesta che si rinnova
Il grido “Basta morti senza senso”, levatosi alto durante la commemorazione, non rimarrà isolato. La città, profondamente scossa dall’ennesima tragedia che ha strappato una vita giovanile, si appresta a vivere un nuovo momento di raccoglimento e protesta con un’ulteriore marcia indetta in memoria di Paolo. L’episodio, che ha colpito un ragazzo impegnato a gestire il pub di famiglia "O scrusciu", ha riacceso il dibattito sulla violenza, portando in piazza non solo il dolore privato ma anche una collettività stanca di assistere a simili efferatezze.




