L’idrogeno sì, le bollette no: la Ue decide come spendere i nostri soldi
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Redazione Economia
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Mentre il governo italiano si arrabatta alla ricerca di risorse per tamponare il caro benzina, costretto a rincorrere l’ennesimo rincaro con tagli lineari e bonus tampone, dalla Commissione europea arrivano nuovi vincoli su dove e come investire il denaro pubblico. Due giorni fa, Bruxelles ha dato il via libera a un programma nazionale da 6 miliardi di euro, ma – particolare non secondario – questi fondi non potranno essere utilizzati per calmierare il prezzo dei carburanti tradizionali né per alleggerire le bollette delle famiglie. Il loro destino è segnato: dovranno finanziare esclusivamente la produzione di idrogeno cosiddetto “rinnovabile” destinato ai settori dell’industria e dei trasporti.
Sei miliardi vincolati: il meccanismo dei contratti per differenza
La cifra, ingente, è stata stanziata per sostenere la creazione di una filiera industriale che, almeno nelle intenzioni dell’esecutivo comunitario, dovrebbe rappresentare il futuro della decarbonizzazione. Il piano, che mira a produrre circa 200mila tonnellate annue di idrogeno verde, si basa su uno strumento finanziario complesso: i contratti per differenza bilaterali. Attraverso una procedura di gara, verrà determinato un prezzo di riferimento per l’idrogeno; se il costo del combustibile alternativo – quello che i consumatori avrebbero usato al posto dell’idrogeno – scende al di sotto di questa soglia, è lo Stato italiano a rimetterci la differenza, versandola ai produttori. Se invece il prezzo del combustibile tradizionale sale oltre la soglia, a pagare sono i produttori stessi, che restituiscono la differenza nelle casse pubbliche.
La filosofia di Bruxelles: aiuti di stato necessari ma proporzionati
La valutazione della Commissione, formalizzata ai sensi delle norme sugli aiuti di Stato e degli orientamenti del 2022 per il clima e l’energia, ha stabilito che l’intervento è “necessario” per incentivare un settore che, senza il sostegno pubblico, non decollerebbe da solo. L’aiuto, giudicato “proporzionato” proprio perché assegnato tramite gara competitiva, dovrebbe generare effetti positivi sull’ambiente – ossia la decarbonizzazione dei comparti più inquinanti – che, secondo Bruxelles, superano le potenziali distorsioni della concorrenza. Resta il fatto che l’unica via percorribile dall’Italia per sostenere l’industria e i trasporti passa oggi esclusivamente attraverso questo tipo di tecnologia, escludendo altre forme di intervento più immediate per il controllo dei costi energetici correnti.
La lungimiranza della Regione Piemonte e il ruolo degli attori locali
Mentre il governo centrale subisce le pressioni quotidiane del carrello della spesa e delle proteste degli autotrasportatori, c’è chi ha già interpretato questo schema come una “opportunità storica”. La Regione Piemonte, in particolare, ha colto la portata della svolta invitando il proprio tessuto imprenditoriale, realtà come la Giacomini Spa nel Novarese, a prepararsi a intercettare queste risorse. Per il territorio, l’idrogeno rinnovabile rappresenta la possibilità di riconvertire stabilimenti esistenti e attrarre investimenti in un momento in cui la finanza pubblica tradizionale appare in forte affanno.
Idrogeno sì, bollette no: la scelta politica di fondo
L’approvazione di questo piano, avvenuta in un momento di forte tensione sui prezzi dei carburanti tradizionali, mette in luce la gerarchia delle priorità imposte dall’agenda europea. L’esecutivo italiano, per rispettare i vincoli del Pnrr e le direttive sul “Clean Industrial Deal”, si trova costretto a incanalare miliardi di euro verso un settore che darà i suoi frutti nel medio-lungo termine, mentre per fronteggiare l’emergenza delle bollette e del caro benzina è lasciato a cercare soluzioni alternative con risorse residuali. La scelta è politica e strutturale: la sovranità fiscale in materia energetica, di fatto, viene esercitata da Bruxelles, che decide che l’idrogeno – e non il sollievo fiscale immediato per famiglie e imprese – è la priorità assoluta per il denaro dei contribuenti.




