Nuova battuta d'arresto per il ponte sullo Stretto, la Corte dei Conti nega il visto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte dei Conti, esercitando le sue prerogative di controllo, ha nuovamente interposto un ostacolo formale al procedere dell'opera, respingendo con un diniego la registrazione di un decreto interministeriale, datato 1 agosto 2025 e sottoscritto dal Ministero dei Trasporti e da quello dell'Economia, che avrebbe dovuto disciplinare i complessi rapporti tra lo Stato e il consorzio aggiudicatario. Questo atto, che i magistrati contabili non hanno ritenuto di ammettere al visto di legittimità, conteneva, tra i suoi punti più delicati, la definizione delle penali e la formale rinuncia a ogni contestazione già pendente da parte del raggruppamento Eurolink, aspetti che la sezione centrale di controllo ha giudicato non conformi ai principi di corretta amministrazione e di tutela dell'erario.

Il nodo delle penali e degli atti accessori

Il provvedimento bocciato rappresenta, nello specifico, il terzo atto aggiuntivo a quella convenzione che era stata già oggetto di un precedente e analogo fermo, sancendo una continuità di criticità che sembra ormai caratterizzare l'iter autorizzativo dell'infrastruttura. Ciò che preoccupa gli osservatori, al di là delle dichiarazioni pubbliche, è la riemersione di un tema spinoso, quello delle cosiddette "penali senza ponte", ovvero l'obbligo per la pubblica amministrazione di corrispondere ingenti indennizzi al concessionario anche qualora l'opera, per qualsiasi motivo, non dovesse mai vedere la luce, un'eventualità che riporta alla memoria precedenti e costose vicende giudiziarie.

Le reazioni politiche all'ultimo stop

Di fronte a questa nuova battuta d'arresto, le reazioni del governo si sono manifestate in toni diversi ma convergenti nella sostanza. Il Ministro delle Infrastrutture ha espresso determinazione, affermando che l'esecutivo proseguirà nel suo intento nonostante il parere negativo della magistratura contabile, mentre il Presidente del Consiglio ha utilizzato toni più duri, definendo la decisione della Corte dei Conti un "atto di invasione" da parte dei giudici nelle scelte politiche, una lettura che evidenzia il conflitto istituzionale ormai palese tra il potere esecutivo e quello di controllo.

L'iter tra delibere Cipess e profili di legittimità

Il percorso del ponte sullo Stretto si scontra dunque con una serie di intoppi formali che ne minano la fattibilità a breve termine, a cominciare dal via libera mancato sulla delibera del Cipess, il comitato interministeriale che aveva impegnato 13,5 miliardi di euro per la realizzazione, la cui approvazione è stata anch'essa negata alla fine del mese scorso. La società Stretto di Messina Spa, concessionaria del progetto, si trova quindi a dover navigare in un mare di atti privi del necessario visto di legittimità, un impedimento che, se non superato, rischia di rendere giuridicamente inoperanti tutti i successivi passaggi, compresi gli appalti e le gare d'opera.

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