Conte cerca i voti moderati "Mai più divisi alle elezioni". "Mai più Jobs Act"
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Redazione Interno
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Se non fosse bastato il selfie intorno al tavolo imbiancato, ci pensa il proscenio della festa della Fiom-Cgil a Bologna a raffigurare in modo ancor più plastico e insieme granitico il nucleo trilaterale del Campo largo progressista. Quel "cerchio primario" che unifica il 40 e passa per cento di Pd, M5s, Avs intorno all'indefesso mantra "testardamente unitario" professato dalla segretaria dem Elly Schlein e i suoi più stretti alleati: l'ex premier pentastellato Giuseppe Conte e il leader di Sinistra italiana/Avs Nicola Fratoianni, anche in supplenza del verde Angelo Bonelli.
Il messaggio, veicolato con cura certosina dai social network e ripreso dai media, è inequivocabile: il perimetro dell'alternativa a Giorgia Meloni è stato tracciato, e per ora non prevede ulteriori allargamenti verso il centro, nonostante gli appelli insistenti che giungono da più fronti.
I moderati restano fuori dalla foto, ma il campo largo cerca il loro sostegno
L'assenza più rumorosa, quella del leader di Italia Viva Matteo Renzi, non è certo un incidente di percorso. Lo stesso Conte, del resto, ha più volte ribadito che il suo partito non intende aderire a un generico "caravanserraglio" e che l'ingresso di forze ulteriori dovrebbe avvenire solo con precise garanzie programmatiche. Ciononostante, la tensione tra l'asse principale e l'area riformista moderata, che include figure come Riccardo Magi di Più Europa e Alessandro Onorato di Progetto Civico, rimane una variabile decisiva in vista delle elezioni del 2027.
Gli stessi sondaggi, che vedono il Campo largo virtualmente in vantaggio sul centrodestra (46,4% contro 45,4% includendo il partito di Vannacci), mostrano un equilibrio così fragile che ogni frazione di punto potrebbe rivelarsi decisiva.
La polemica sul Jobs Act e il dialogo con i riformisti
Conte, nel suo intervento a Bologna, ha lanciato un messaggio chiaro agli elettori moderati e ai possibili alleati esterni al triangolo fondatore: "Mai più divisi alle elezioni, mai più Jobs Act". Una presa di posizione netta che mira a rassicurare la base operaia e sindacale rappresentata dalla Fiom, ma che al tempo stesso si pone come un paletto ideologico difficilmente valicabile per chi, come Renzi, quella riforma del mercato del lavoro l'ha invece fortemente voluta e difesa.
La strategia del leader M5s sembra quindi quella di cercare il sostegno del centro senza però concedere alcuna sostanziale revisione dell'impianto programmatico e identitario della coalizione, un azzardo politico che per ora trova sponda nella segretaria dem Elly Schlein. La piazza bolognese ha così restituito l'istantanea di un centrosinistra che cerca di abbracciare idealmente il Paese reale, ma che nella pratica politica si stringe attorno a un nucleo duro, rimandando a settembre l'apertura del tavolo programmatico con le forze civiche e di ispirazione cattolica.




