‘Ndrangheta, l’operazione Libeccio smantella il locale di Isola Capo Rizzuto: diciannove misure cautelari tra estorsioni e narcotraffico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il nucleo investigativo del comando provinciale di Crotone, supportato dal reparto anticrimine di Catanzaro del raggruppamento operativo speciale e dalla sezione operativa della compagnia di Crotone, ha eseguito nelle prime ore dell’alba un’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di diciannove persone. Il blitz, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e battezzato con il nome di operazione Libeccio, ha visto i militari dispiegarsi non solo sul territorio calabrese – a Crotone e Isola Capo Rizzuto in particolare – ma anche all’interno di cinque diversi istituti penitenziari nazionali, quelli di Tolmezzo, Spoleto, Cassino, Napoli Secondigliano e Catanzaro Siano, dove alcuni degli indagati erano già ristretti per altre cause.

Le accuse, contestate a vario Titolo, delineano il perimetro di un’inchiesta complessa che affonda le radici nelle dinamiche della ’ndrangheta isolitana. Si procede per associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, rapina impropria, accesso indebito ai dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti e per una serie di reati in materia di sostanze stupefacenti, anch’essi aggravati dal cosiddetto metodo o dalle finalità mafiose. L’indagine, sviluppata tra il gennaio del 2024 e il luglio del 2025, si è avvalsa di attività tecniche come intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e l’uso di captatori informatici, ma anche delle dichiarazioni di undici collaboratori di giustizia, un apporto che ha permesso di affiancare le nuove risultanze a quelle già emerse nelle precedenti inchieste Blizzard-Folgore e Black Flower.

La gestione degli affari illeciti dietro le sbarre e il sistema della “bacinella”

Un elemento centrale emerso nel corso delle investigazioni riguarda la capacità della consorteria di mantenere salde le redini del controllo territoriale e degli affiari illeciti nonostante la detenzione di alcuni dei suoi membri. Gli inquirenti hanno documentato come, all’interno degli stessi penitenziari, venisse garantita la continuità operativa del sodalizio, anche attraverso l’uso indebito di dispositivi di comunicazione che consentivano agli indagati di rimanere in contatto con l’esterno. Le dinamiche emerse tratteggiano una struttura ramificata che, lungi dall’essere intaccata dall’allontanamento fisico dei suoi componenti, riorganizzava i propri vertici e le proprie strategie, inserendo nei ruoli chiave sia elementi veterani che nuove leve, spesso reclutate tra i familiari o i conviventi dei detenuti.

Particolarmente significativa, sotto il profilo economico, è la prova dell’esistenza di una cassa comune, definita negli atti “bacinella”, alla quale attingere per sostenere le famiglie degli affiliati in carcere e per far fronte alle spese legali. Questo fondo illecito veniva alimentato principalmente dal traffico di stupefacenti: l’inchiesta ha acclarato l’esistenza di canali di approvvigionamento consolidati con piazze napoletane, reggine e albanesi, con quest’ultimi operanti nell’hinterland milanese. Un riscontro operativo di questo traffico è arrivato dall’8 ottobre 2024, quando i carabinieri della compagnia di Scandicci, su richiesta degli investigatori, hanno sequestrato un chilogrammo e cento grammi di eroina. Lo smercio delle sostanze, hashish ed eroina, avveniva poi capillarmente sull’intera provincia di Crotone, con picchi di attività durante la stagione estiva e in corrispondenza delle festività natalizie e pasquali.

Il fronte delle estorsioni: cinque episodi aggravati dal metodo mafioso

Il quadro indiziario raccolto ha permesso di contestare altrettanti episodi estorsivi, aggravati proprio dall’aver agito con il metodo mafioso. Cinque le vittime individuate, un campione che spazia dalle attività commerciali locali a imprese operative nel territorio per commesse specifiche. Tra queste, un noto circo itinerante che, nel giugno del 2024, si era stabilito a Isola Capo Rizzuto per una decina di giorni e che era stato costretto a subire le pressioni della cosca. Ma anche esercizi commerciali di più lunga data, come un panificio e un supermercato appartenente a una catena internazionale, oltre a un’impresa edile della zona. Un capitolo a sé riguarda un’azienda della provincia di Messina, fornitrice di mezzi a freddo per una società salernitana attiva nel crotonese nell’installazione di impianti elettrici. In questo caso, l’azione estorsiva si è concretizzata nel danneggiamento di diversi veicoli, un’azione violenta che ha comportato un danno economico stimato in circa cinquecentomila euro.

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