Operazione “Last minute”, quattordici misure cautelari per narcotraffico tra Crotone e Isola Capo Rizzuto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Oltre cento agenti della Polizia di Stato sono stati impegnati, nelle prime ore dell’alba, in una vasta operazione antidroga che ha portato all’esecuzione di quattordici misure cautelari personali, emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Il blitz, che ha visto impiegate unità cinofile e un elicottero del V Reparto Volo, ha di fatto smantellato un’organizzazione dedita alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti, con base logistica e operativa nel crotonese e, nel dettaglio, nel comune di Isola Capo Rizzuto. Dieci delle persone raggiunte dal provvedimento sono state condotte in carcere, mentre per altre quattro è scattato l’obbligo di dimora; ventidue, in totale, risultano al momento indagate a vario Titolo nell’ambito della medesima inchiesta, coordinata dalla Squadra mobile della questura di Crotone.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori nel corso di approfondimenti avviati nei primi mesi del 2024, il sodalizio criminale avrebbe gestito un fiorente traffico di cocaina, marijuana e hashish, rifornendo non solo la piazza di Isola Capo Rizzuto ma estendendo le proprie ramificazioni fino alla Locride. Le indagini, sviluppate attraverso un meticoloso lavoro di monitoraggio video, intercettazioni telefoniche e telematiche, avrebbero permesso di delineare i contorni di una struttura associativa solida e ben organizzata, al cui vertice, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbero collocati alcuni membri della famiglia Gualtieri. Nel corso delle perquisizioni domiciliari eseguite contestualmente all’arresto, gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato armi detenute illegalmente, abilmente occultate, insieme a sostanza stupefacente e a materiale vario per il confezionamento delle dosi.

L’ordinanza del gip e il ruolo dei vertici dell’organizzazione

L’ordinanza cautelare, firmata dal giudice Massimo Forciniti, ha posto in luce quella che è stata definita una vera e propria impresa familiare dello spaccio. Il provvedimento restrittivo del carcere ha raggiunto, tra gli altri, Raffaele Gualtieri, di trentatré anni, ritenuto il promotore e il dominus indiscusso della piazza di spaccio, suo fratello Paolo, ventiquattrenne, Giuseppina Muto, trentenne e moglie di Raffaele, oltre al cugino Francesco Bruno, ventinovenne. A questi si aggiungono soggetti inquadrati dagli inquirenti come corrieri, “assaggiatori” e grossisti della droga, a dimostrazione di una catena di distribuzione articolata e capillare. Per altri quattro indagati, ritenuti operativi ma con ruoli più defilati o marginali, il gip ha invece disposto la misura meno afflittiva dell’obbligo di dimora notturno, con la prescrizione di rimanere nelle proprie abitazioni dalle venti alle sette del mattino.

Linguaggio in codice e metodi spregiudicati nell’operatività del gruppo

Le intercettazioni telefoniche e ambientali, che hanno costituito il cardine dell’attività conoscitiva della Squadra mobile, hanno restituito un quadro dettagliato dei metodi utilizzati dal gruppo per eludere i controlli e gestire lo smercio delle sostanze. Gli investigatori sono riusciti a decodificare il linguaggio in codice utilizzato dagli acquirenti, i quali, contattando quello che di fatto era un centralino del clan, solevano ordinare la cocaina utilizzando unità di tempo al posto degli euro: richieste come “Vieni alla banca, 15 minuti” o “Preparami un 20 abbondante con il tuppo” nascondevano in realtà la volontà di acquistare dosi dal valore di quindici o venti euro. Le microspie piazzate nell’abitazione del presunto boss hanno inoltre registrato dialoghi sconcertanti, come quello in cui il leader consigliava a un fornitore di non gettare la droga nel gabinetto durante i controlli, ma piuttosto di lanciarla da una finestra strategica che dava su un garage confinante, sempre nella loro disponibilità.

La decisione del giudice e il sequestro di armi e droga

La misura della custodia cautelare in carcere è stata valutata dal gip come l’unica soluzione idonea a troncare i canali di rifornimento e a impedire la quotidiana compravendita di stupefacenti sul territorio, data la spregiudicatezza operativa degli indagati, capaci di continuare a vendere droga senza sosta, trasformando il proprio domicilio in un autentico “supermercato” dello stupefacente, anche dopo precedenti arresti in flagranza o in costanza di detenzione domiciliare. Il rinvenimento di diverse armi, detenute illegalmente e occultate con cura, ha ulteriormente aggravato la posizione degli indagati e confermato, agli occhi della magistratura, l’elevato livello di pericolosità della rete criminale colpita. Le operazioni di perquisizione sono proseguite per tutta la giornata, finalizzate al sequestro di ulteriori quantitativi di droga e all’identificazione di eventuali altri complici.

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