L'Etna si risveglia con una colata lavica nella Valle del Bove e l'aeroporto di Catania torna a pieno regime
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Redazione Interno
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Il vulcano attivo più alto d'Europa ha dato spettacolo nelle ultime ore, seppur con modalità che gli esperti definiscono tipiche di un'attività effusiva. Mentre l'attenzione dei media si concentrava sugli spettacolari parossismi dei crateri sommitali, una nuova frattura si è aperta silenziosamente sul fianco orientale del vulcano, all'interno della suggestiva e inaccessibile Valle del Bove. È stata proprio questa bocca laterale, attestata a un'altitudine compresa tra i 2.200 e i 2.350 metri, a generare un flusso di lava che, secondo i bollettini dell'Osservatorio Etneo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha iniziato a scorrere nella mattinata di lunedì 17 agosto, alimentando la colata che si è poi lentamente estesa verso valle.
Attività eruttiva e cenere: i disagi per il traffico aereo
La ricaduta di cenere vulcanica, un problema ricorrente quando il vento spinge il pennacchio eruttivo verso le aree abitate, ha inevitabilmente condizionato le operazioni di volo nello scalo internazionale di Catania-Fontanarossa. La società di gestione Sac, che amministra l'infrastruttura aeroportuale siciliana, si è trovata a dover gestire una situazione in rapida evoluzione, alternando chiusure parziali a repentine riaperture in base alle condizioni operative dettate dalla presenza di particolato in atmosfera.
Nella mattinata di martedì 18 agosto, la situazione era ancora fluida: da un lato, i tecnici monitoravano costantemente l'accumulo di cenere sulle piste, una circostanza che rende le superfici di atterraggio particolarmente insidiose per i velivoli a causa della ridotta aderenza e del rischio di danneggiamento dei motori.
Le restrizioni operative e la riduzione dei flussi in arrivo
Proprio per scongiurare qualsiasi rischio per la sicurezza delle operazioni, la Sac aveva inizialmente disposto una limitazione del traffico, contingentando gli arrivi a un massimo di dodici aeromobili ogni ora, una misura restrittiva destinata a rimanere in vigore fino alle ore 18:00 di martedì 18 agosto.
La decisione, come spiegato in un primo comunicato, era stata presa per far fronte all'emergenza cenere, che aveva reso necessaria la chiusura di alcuni settori dello scalo, in particolare il B1, per permettere le delicate operazioni di bonifica e pulizia delle aree interessate dalla deposizione del materiale piroclastico.
Le compagnie aeree, dal canto loro, avevano già iniziato a ridisciplinare i propri piani di volo, con alcuni vettori costretti a deviare su aeroporti alternativi come Palermo o Reggio Calabria, per poi riprendere la rotta verso Catania non appena le condizioni lo avessero consentito.
Riapertura immediata e declassamento dell'allerta
La svolta, tuttavia, è arrivata in anticipo rispetto alle previsioni: nel corso della mattinata dello stesso 18 agosto, la Sac ha fatto marcia indietro, annunciando con effetto immediato la cancellazione di tutte le restrizioni precedentemente imposte. La decisione è stata motivata dal mutamento dello stato di allerta delle attività vulcaniche, passato ufficialmente da livello Rosso a livello Arancione, un declassamento che ha permesso di ritenere gestibile la situazione operativa dello scalo.
Di conseguenza, tutti i settori dello scalo fontanarossiano sono stati riaperti e le attività di volo, sia in partenza che in arrivo, sono state completamente ripristinate, restituendo così alla normalità i flussi passeggeri in uno dei periodi di maggiore afflusso turistico per la Sicilia orientale. La colata lavica nella Valle del Bove, intanto, prosegue il suo lento ma inesorabile cammino, monitorata costantemente dagli scienziati che ne studiano la velocità e la direzione, senza che al momento si segnalino pericoli per i centri abitati o le infrastrutture.
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