Bologna, Cuneo e Bari in piazza contro i femminicidi: "Non una di meno"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Oltre duemila donne, per lo più studentesse universitarie, hanno riempito mercoledì sera piazza Maggiore a Bologna, rispondendo a un appello spontaneo nato dopo gli ultimi omicidi di Sara Campanella e Ilaria Sula, due ragazze di 22 anni uccise in circostanze che riportano alla mente il caso di Giulia Cecchettin. Cartelli con scritto "Ci vogliamo vive" hanno scandito la protesta, mentre le manifestanti chiedevano che si alzasse "il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che non hanno voce". Un messaggio chiaro, che non lascia spazio a fraintendimenti: la rabbia per le vittime di violenza di genere non può più essere ignorata.

La mobilitazione non si è fermata alla sola Bologna. A Cuneo, venerdì 4 aprile, l’associazione Non Una di Meno ha organizzato un presidio davanti al Duomo, in via Roma, per denunciare l’ennesima escalation di femminicidi. "Nel giro di pochi giorni, due ragazze della stessa età di Giulia Cecchettin sono state uccise", hanno spiegato le attiviste, ricordando che Ilaria Sula è stata la ventitreesima vittima del 2025. Un numero che, seppur parziale, fotografa una realtà allarmante, in cui la paura di non tornare a casa accompagna quotidianamente molte donne.

Anche Bari ha risposto all’appello, con un sit-in convocato per giovedì in piazza Umberto da collettivi femministi come Zona Franka, Uds e Udu-Link. L’obiettivo è opporsi a quella che definiscono "la cultura patriarcale dello stupro e dell’oppressione", un sistema che continua a produrre vittime. Se si guarda ai dati, infatti, i casi di femminicidio dall’inizio dell’anno sono già undici, un bollettino di guerra che ha avuto il suo primo episodio a gennaio con l’uccisione di Eliza Feru, 29 anni, freddata dal marito guardia giurata a Perugia poche settimane dopo il matrimonio.

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