A Cernobbio il sondaggio promuove il governo, le opposizioni provano a fare quadrato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Villa d’Este come palcoscenico di una fotografia politica che, sebbene attenda ancora il responso dei seggi elettorali, restituisce già un’immagine piuttosto nitida dello stato dell’arte: da un lato, un esecutivo che gode di ampio credito tra i rappresentanti del mondo produttivo e finanziario; dall’altro, un fronte progressista che, pur nella sua eterogeneità, cerca di convincere che un’alternativa esista ed è pronta a governare.

Al Forum Teha di Cernobbio, l’appuntamento annuale che riunisce imprenditori, manager e opinion leader, i numeri di un sondaggio interno hanno offerto una bussola per orientarsi tra le ambizioni e le difficoltà di chi si oppone all’attuale maggioranza di centro-destra, presieduta da Giorgia Meloni.

Il verdetto della platea, un voto che non lascia spazio a equivoci

A parlare chiaro, in apertura dei lavori, è stata l’indagine condotta tra i partecipanti al Forum, un termometro che misura il gradimento delle forze politiche in un campione difficilmente sospettabile di simpatie verso il centrosinistra. Su una scala da 1 a 9, il 68,3% degli intervenuti ha attribuito un punteggio pari o superiore a 6 all’operato dell’esecutivo guidato da Meloni, mentre la stessa valutazione positiva per l’opposizione si è fermata a un esiguo 6,8%.

Un divario così ampio, quasi dieci a uno, rappresenta un dato difficilmente ignorabile, tanto più se si considera la tradizionale cautela con cui gli ambienti di Cernobbio si espongono sul terreno politico. Il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, incaricato di moderare la sessione dedicata all’Italia, ha avuto il compito di illustrare questi risultati prima ancora che i leader presenti potessero articolare le proprie proposte, quasi a voler stabilire subito il terreno su cui si sarebbe giocata la partita.

Il fronte del campo largo, prove di unità tra attori diversi

Sul palco, a fianco del direttore, si sono alternati e confrontati Elly Schlein per il Partito Democratico, Angelo Bonelli per Alleanza Verdi-Sinistra e Matteo Renzi per Casa Riformista; a loro si è aggiunto, come ormai consuetudine in queste tornate, Giuseppe Conte in collegamento da remoto, una scelta che il presidente del Movimento 5 Stelle giustifica con la volontà di non perdere consensi in un contesto che percepisce come distante dalla sua base elettorale.

La loro presenza, seppure con modalità diverse, mirava a veicolare un messaggio comune: esiste una via alternativa a quella tracciata dal governo e le opposizioni, sebbene divise su molti fronti, stanno lavorando per metterla a punto.

L’assenza di Carlo Calenda, invece, ha aggiunto un ulteriore elemento di complessità al quadro, con l’ex ministro che ha scelto di disertare l’incontro a causa della concomitante presenza del generale Roberto Vannacci tra i partecipanti; una decisione che ha inevitabilmente messo in luce le frizioni esistenti anche all’interno dell’area che si richiama al riformismo e al centro.

Le ricette economiche, dal fondo sovrano al no al riarmo

Nonostante il clima inizialmente freddo dettato dai dati del sondaggio, i leader non hanno rinunciato a esporre le loro visioni, cercando di intercettare l’attenzione di una platea che guarda con interesse alle ricette per la crescita.

Elly Schlein ha ribadito la sua contrarietà alla corsa al riarmo, scegliendo di insistere su una piattaforma europeista che guarda a investimenti pubblici e transizione verde; il presidente del M5s, Giuseppe Conte, ha rilanciato la proposta di un fondo sovrano nazionale di sviluppo, uno strumento che dovrebbe raccogliere asset importanti e cespiti attualmente inutilizzati dallo Stato, incrociandoli con il grande risparmio privato per generare nuova liquidità e progetti infrastrutturali.

Angelo Bonelli, dal canto suo, ha portato avanti le tradizionali istanze ambientaliste di Alleanza Verdi-Sinistra, mentre Matteo Renzi, fedele al suo stile, ha indirizzato le sue critiche in modo diretto contro la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, senza però offrire particolari aperture sui temi caldi del momento. Il tentativo, per quanto articolato, non è però riuscito a scalfire la sostanziale indifferenza della sala, che con il suo voto aveva già espresso un giudizio netto e difficilmente controvertibile.

Una legittimazione ancora lontana, il salotto buono tiene le distanze

La giornata di Cernobbio ha confermato, in definitiva, una distanza siderale tra il centrosinistra e quel mondo imprenditoriale e finanziario che tradizionalmente si ritrova sulle rive del lago di Como. La bocciatura espressa dal sondaggio non è un fatto nuovo per le opposizioni, che già in passato avevano faticato a ottenere credito in questa sede, ma la dimensione del divario registrato quest’anno rappresenta un campanello d’allarme piuttosto significativo.

Per i leader del campo largo, la sfida resta quella di trasformare le proprie proposte – dal fondo sovrano al no al riarmo, passando per le politiche verdi – in un linguaggio capace di parlare al paese reale e ai suoi attori produttivi, superando lo scollamento che i numeri di Villa d’Este hanno reso evidente.

L’alternativa di governo, insomma, esiste sulla carta e nelle dichiarazioni di intenti, ma sul piano della credibilità e del consenso tra le élite economiche deve ancora percorrere un cammino lungo e irto di ostacoli, così come dimostra l’83% di valutazioni negative che la platea ha riservato all’opposizione tutta.

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