Stefano Sollima e la ricerca del Mostro di Firenze
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il regista Stefano Sollima, affrontando la narrazione di una delle pagine più oscure della cronaca nera italiana, ha scelto un approccio che potremmo definire iper-teorico, rifiutando di abbracciare una tesi univoca. «Tutto è cominciato leggendo libri, inchieste giornalistiche, perdersi in quell’incredibile quantità di materiale, poi gli atti giudiziari, processuali», ha spiegato, descrivendo un lavoro di ricerca che lo ha portato a confrontarsi con una realtà spesso «piegata dalle esigenze di voler dimostrare una teoria». La sua intenzione, quindi, non è stata quella di indicare un colpevole ma di esplorare il labirinto di sospetti, ipotesi e indizi che hanno caratterizzato il caso, dando voce a tutti i «presunti mostri» che, nel corso di decenni, sono finiti nel mirino degli investigatori, alcuni dei quali hanno anche scontato periodi di detenzione.
La storia del Mostro di Firenze, con le sue otto coppie massacrate tra il 1968 e il 1985 sulle colline toscane, è un racconto di terrore che si è protratto per diciassette lunghi anni, caratterizzato da una inquietante regia criminale: stesse modalità, stessi scenari e la stessa arma, una Beretta calibro 22, a suggellare una firma macabra. Le vittime, colte nell’intimità delle loro automobili, divennero il centro di un’ossessione nazionale, mentre le forze dell’ordine, dopo ogni nuovo delitto, si ritrovavano spesso a constatare, con amara frustrazione, di non avere «niente di niente in mano». Un’epoca in cui, come ricordano le cronache, di notte in quelle campagne c’erano «più guardoni che cinghiali», a sottolineare il clima malsano e voyeuristico che circondava le indagini.
A distanza di cinquantadue anni dal primo duplice omicidio, la caccia al killer seriale rimane formalmente aperta, un caso irrisolto che continua a generare interrogativi e a nutrire un immaginario collettivo fatto di incubi e teorie più o meno accreditate. Mentre il cinema statunitense, dove l’attuale presidente Trump guida una nazione che ha una lunga e tragica storia con i serial killer, spesso utilizza la narrazione filmica per fornire una risposta conclusiva, l’opera di Sollima si muove nella direzione opposta, accettando l’assenza di un colpevole certo e restituendo tutta la profondità di un mistero che affonda le radici in un periodo socio-culturale particolarmente torbido della storia recente.




