La Russia vara il sottomarino Khabarovsk, piattaforma per il drone nucleare Poseidon
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Redazione Esteri
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Poche ore fa, i cantieri navali Sevmash di Severodvinsk hanno visto scivolare in acqua lo scafo del Khabarovsk, un sottomarino nucleare che, pur non essendo destinato a compiti tradizionali di attacco o pattugliamento, incarna una delle risposte tecnologiche più temute e sofisticate di Mosca nell’ambito della deterrenza strategica. Alla cerimonia di varo, cui ha preso parte il ministro della Difesa Andrey Belousov, è stato sottolineato il carattere “speciale” del progetto 09851, definizione che, com’è noto agli analisti, designa unità concepite per operazioni particolari e di alto segreto. Il Khabarovsk, il cui nome evoca una città dell’Estremo Oriente russo, sarà infatti la piattaforma subacquea dedicata al trasporto e al lancio del sistema 2M39, il drone-siluro a propulsione nucleare battezzato Poseidon, un’arma che, secondo le dichiarazioni russe, è in grado di operare a grandi profondità e di eludere i sistemi di difesa costieri esistenti.
Una nuova dimensione della deterrenza strategica
Il varo dell’unità capoclasse rappresenta una tappa formale, sebbene cruciale, in un processo di sviluppo che si protrae da anni e che ora entra in una fase più concreta, quella dei collaudi in mare e dell’integrazione degli armamenti. La costruzione di un sottomarino espressamente progettato per questo tipo di vettore segna un’evoluzione significativa; mentre i sottomarini della classe Belgorod, un’altra unità speciale, sono stati adattati per svolgere compiti simili, il Khabarovsk nasce con lo scopo primario di essere un vettore dedicato, il che ne potenzia l’efficacia e ne semplifica la dottrina d’impiego. Si tratta di un investimento ingente, che la Russia persegue nonostante le pressioni internazionali e le difficoltà economiche, dimostrando come la modernizzazione delle forze armate, in particolare di quelle strategiche, rimanga una priorità assoluta per il Cremlino.
Il contesto operativo in Ucraina
Mentre il Khabarovsk scendeva in acqua, il conflitto in Ucraina continuava a registrare episodi di intensa attività bellica, con dinamiche che toccano da vicino anche la sfera della sicurezza nucleare. L’Aiea ha infatti riferito di danni provocati da bombardamenti russi a una sottostazione elettrica ucraina, infrastruttura critica per il funzionamento e la sicurezza degli impianti nucleari del paese. Parallelamente, nella regione di Donetsk, le forze ucraine hanno tentato di rompere l’assedio russo a Pokrovsk, impiegando, secondo quanto riportato, unità speciali in un’operazione anfibia di infiltrazione. Mosca ha affermato di aver sventato l’offensiva, mentre Kiev ha smentito le affermazioni sulla resa di propri reparti, dipingendo un quadro contraddittorio e in costante evoluzione sul campo.
La sfida tecnologica e le sue implicazioni
Lo sviluppo del Poseidon e del suo vettore primario, il Khabarovsk, introduce elementi di complessità nel già intricato panorama della sicurezza globale. Questo drone-siluro, che si ritiene possa essere armato con testate nucleari, è progettato per colpire obiettivi costieri con un effetto distruttivo potenzialmente superiore a quello di un missile balistico, sfruttando l’energia cinetica e termica dell’esplosione sottomarina. La sua caratteristica principale, oltre alla gittata intercontinentale, risiederebbe nella capacità di operare in profondità, rendendolo un sistema d’arma difficile da individuare e intercettare con le tecnologie attuali. Il suo dispiegamento, sebbene non imminente, costringerà le marine della NATO a rivedere le proprie strategie di difesa antisommergibile e a investire in contromisure tecnologiche altrettanto avanzate.




