La Russia vara il sottomarino Khabarovsk, vettore per i droni nucleari Poseidon
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Redazione Esteri
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Poche ore fa, nei cantieri navali Sevmash di Severodvinsk, è scivolato in acqua lo scafo del Khabarovsk, un'unità capoclasse del progetto 09851 che la Marina russa descrive come un sottomarino nucleare "speciale", destinato primariamente al trasporto e al lancio di grandi veicoli sottomarini autonomi. Alla cerimonia di varo, cui ha preso parte il ministro della Difesa, è stato sottolineato il carattere strategico dell'evento, definendolo una tappa formale, sebbene cruciale, nel lungo e complesso processo che porta al pieno operativo di un mezzo di tale levatura. Il battello, il cui scopo principale è quello di fungere da piattaforma per il sistema noto come 2M39 Poseidon, incarna una risposta tecnologica avanzata nell'ambito della deterrenza strategica, un settore nel quale Mosca continua a investire ingenti risorse, puntando su armamenti che considera inattaccabili e in grado di alterare gli equilibri convenzionali.
Una nuova dimensione della deterrenza strategica
Il Poseidon, che il Khabarovsk è progettato per trasportare, rappresenta una delle armi più discusse e temute del nuovo arsenale russo; si tratta di un drone subacqueo a propulsione nucleare, dotato di testata bellica, progettato per operare a grandi profondità e per coprire distanze intercontinentali. Le sue caratteristiche, che lo renderebbero difficilmente rilevabile e in grado di eludere molti dei sistemi di difesa costieri, lo pongono al centro di una dottrina militare che punta su sistemi d'arma asimmetrici. Lo sviluppo di questo sottomarino, pertanto, non è un evento isolato ma si inserisce in un quadro più ampio di modernizzazione delle forze armate, le quali stanno cercando di colmare, con mezzi qualitativamente superiori, gap di altra natura.
Lo scenario internazionale e le mosse di Washington
Mentre la Russia mostrava pubblicamente il suo nuovo gioiello tecnologico, dall'altra parte dell'oceano, fonti giornalistiche statunitensi riferivano che il Pentagono ha dato il suo assenso formale per la fornitura di missili Tomahawk a lungo raggio all'Ucraina. La valutazione degli esperti militari, stando a quanto trapelato, avrebbe concluso che un tale trasferimento non andrebbe a intaccare in maniera significativa le scorte strategiche degli Stati Uniti. La decisione politica finale, com'è prassi per armamenti di questa portata, spetta ora al presidente Donald Trump, il quale si trova a dover valutare un'opzione che potrebbe cambiare ulteriormente il volto del conflitto, fornendo a Kiev una capacità di colpire obiettivi a centinaia di chilometri di distanza.
Un dialogo interrotto e le prospettive immediate
Parallelamente a questi sviluppi militari, la diplomazia sembra conoscere una nuova fase di stallo; secondo alcune ricostruzioni, un incontro pianificato tra Trump e il presidente russo a Budapest sarebbe stato annullato dagli Stati Uniti. La motivazione, stando a quanto riportato, risiederebbe in una serie di "richieste dure" avanzate da Mosca come condizione per avviare una trattativa volta a risolvere la guerra in Ucraina. Questo intreccio di eventi – il varo di un nuovo vettore d'arma strategica da una parte e il possibile invio di missili avanzati dall'altra – delinea un contesto internazionale sempre più polarizzato, dove le azioni sul campo e le mosse diplomatiche si influenzano a vicenda, rendendo complessa ogni previsione sull'evolversi della situazione.




