Il conteggio di Lancet: a Gaza 75mila morti violente nei primi sedici mesi, cifra superiore del 34 per cento ai dati del ministero della Salute
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il numero delle vittime causate dall’offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza, nei primi sedici mesi del conflitto, sarebbe significativamente più alto di quanto riportato all’epoca dalle autorità sanitarie locali. A fornire la nuova stima, che parla di 75.200 decessi per cause violente, è uno studio indipendente pubblicato mercoledì 18 febbraio 2026 sul The Lancet Global Health, la cui notizia è stata ripresa da testate internazionali come il Guardian e che porta la firma, tra gli altri, del professore Michael Spagat dell’Università di Londra. La ricerca, nota come Gaza Mortality Survey, si basa su un’indagine campionaria condotta a cavallo tra il 2024 e il 2025, un metodo che gli autori ritengono in grado di fornire un quadro statisticamente solido della catastrofe umanitaria in corso, aggirando le oggettive difficoltà di rilevamento in una zona di guerra. Il dato emerso, che rappresenta circa il 3,4 per cento dell’intera popolazione della Striscia antecedente al 7 ottobre 2023, supera di almeno 25mila unità le 49.090 morti violente comunicate dal ministero della Salute palestinese per il medesimo arco temporale, con una differenza quantificabile in un +34,7 per cento -2-5-10.
Il metodo dell’indagine e la conferma della composizione demografica
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno intervistato faccia a faccia 2.000 nuclei familiari, selezionati in modo da essere rappresentativi dell’intera geografia e demografia della Striscia, tra il 30 dicembre 2024 e il 5 gennaio 2025 -1-2. A ciascun partecipante è stato chiesto di riferire eventuali decessi avvenuti tra i membri della propria famiglia dall’inizio delle ostilità. Il lavoro sul campo è stato condotto dal Palestinian Center for Policy and Survey Research e ha ottenuto un tasso di risposta del 97,2 per cento, un elemento che, secondo gli autori, rafforza l’attendibilità dei risultati -2-5. Un aspetto particolarmente rilevante emerso dall’analisi riguarda la distribuzione per età e genere delle vittime: lo studio stima che 42.200 dei morti violenti fossero donne, bambini e anziani, una percentuale pari al 56,2 per cento del totale -2-6. Questo dato, sottolineano i ricercatori, è sostanzialmente in linea con quanto riportato dal ministero della Salute di Gaza, smentendo di fatto le accuse, più volte avanzate da fonti israeliane, di una presunta manipolazione delle cifre per gonfiare il numero dei civili uccisi -1-6-10.
Le morti non violente e il contesto del conflitto
Oltre ai decessi direttamente riconducibili alle azioni belliche, il Gaza Mortality Survey ha tentato di quantificare anche l’impatto indiretto del conflitto, stimando 16.300 morti non violente nello stesso periodo -1-2. Di queste, circa 8.540 sono considerate "eccessive" rispetto al tasso di mortalità atteso in tempo di pace e sarebbero da attribuire al collasso del sistema sanitario, alla carenza di cibo, acqua potabile e medicine, nonché alle difficoltà di accesso alle cure per malattie croniche o condizioni altrimenti trattabili -2-9. Gli stessi autori dello studio, come riferito dall'AOAV, mettono in guardia sulla complessità di distinguere nettamente tra mortalità diretta e indiretta, citando il caso di feriti che sviluppano setticemie fatali o che muoiono per l'impossibilità di raggiungere un ospedale o di essere operati a causa della distruzione delle infrastrutture e della carenza di personale specializzato -1-10. Quest'ultimo aspetto, definito da alcuni esperti come una "zona grigia", rischia di portare a una sottostima complessiva dell'impatto letale delle operazioni militari.
Il dibattito sulle cifre e l’attendibilità delle fonti
La pubblicazione dello studio arriva in un momento politicamente significativo, coincidente con la prima riunione a Washington del Board for Peace voluto dal presidente americano Donald Trump. La ricerca di Lancet non solo fornisce una stima indipendente più alta, ma conferma anche l’affidabilità di fondo dei meccanismi di registrazione palestinesi, seppur messi a dura prova dalle circostanze. La comunità internazionale, inclusa l'ONU, ha storicamente considerato attendibili i dati diffusi dal ministero della Salute di Gaza, nonostante le contestazioni israeliane -1-6. Il nuovo studio, basato su un metodo di indagine campionaria, offre una validazione esterna che, secondo gli autori, contraddice le tesi di una sistematica sovrastima delle vittime, suggerendo anzi che i dati ufficiali, per loro natura, tendano a essere conservativi in un contesto in cui migliaia di corpi giacciono ancora sotto le macerie e le reti sociali e sanitarie sono state frantumate -1-10. Dalle informazioni disponibili, emerge inoltre che un alto ufficiale militare israeliano avrebbe recentemente ammesso, in colloqui con la stampa locale, la sostanziale accuratezza delle cifre che indicano circa 70mila morti, una dichiarazione che l'esercito ha poi cercato di ridimensionare -5-6-9.




