Il Salento perde un pezzo di cuore: l’Arco degli innamorati inghiottito dal mare, balneari in allarme per le coste

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Salento conta le ferite inferte dall’ultima, violenta ondata di maltempo, e lo fa con la consapevolezza, amara, che alcune di queste sono destinate a rimanere cicatrici permanenti sul proprio paesaggio. La notizia che ha fatto il giro d’Italia all’alba di domenica 15 febbraio 2026 è un colpo al cuore per chi quella costa la vive e per chi l’ha sognata: l’imponente arco dei faraglioni di Sant’Andrea, nella marina di Melendugno, conosciuto in tutto il mondo come Arco degli innamorati, non esiste più. Il celebre profilo di roccia, uno degli scorci più iconici e riprodotti della Puglia, protagonista persino di campagne pubblicitarie internazionali, si è sbriciolato sotto i colpi di una natura che, ironia della sorte, ha scelto il weekend di San Valentino per reclamare indietro un simbolo d’amore -1-2-10.

La dinamica del crollo, sebbene repentina, era forse scritta nella stessa natura geologica del luogo. Quel tratto di falesia, monitorato e classificato ad alto rischio per la sua intrinseca fragilità, non ha retto alla furia combinata delle piogge torrenziali che si sono abbattute sulla zona e alle mareggiate generate dalle forti raffiche di scirocco -5-8. L’acqua, infiltrandosi nelle fratture della roccia calcarea, ne ha minato la resistenza, mentre la violenza delle onde ne scalzava la base. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un vuoto, lì dove per millenni si stagliava un arco, e un cumulo di detriti disperso nel blu dell’Adriatico -10. “Siamo di fronte a un colpo al cuore durissimo”, ha commentato a caldo il sindaco di Melendugno, Maurizio Cisternino, esprimendo lo sgomento di una comunità che perde non solo un monumento naturale, ma un pezzo della propria identità -7.

Se il crollo dell’arco rappresenta la perdita più simbolica e immediatamente percepibile, il fronte dell’emergenza si allarga ben oltre, abbracciando l’intera linea costiera messa a dura prova. Sul versante jonico, in particolare, l’allarme si è fatto concreto e pressante per gli operatori balneari, che vedono compromessa la prossima stagione estiva ancor prima che inizi. Il presidente di Confimprese Demaniali Italia, Mauro Della Valle, ha lanciato un grido d’allarme, puntando il dito contro quella che definisce un’impasse burocratica. “Le spiagge salentine, specie nel tratto tra Rivabella di Gallipoli e Santa Maria di Leuca, passando per Torre San Giovanni e Torre Pali, sono state letteralmente divorate dalle mareggiate”, ha denunciato Della Valle, “ma la Regione ci impedisce di intervenire per ripristinare i danni”. Un’accusa pesante che riaccende i riflettori su una questione annosa: la tempestività degli interventi di ripascimento e messa in sicurezza, fondamentale per preservare un litorale che è la principale risorsa economica del territorio -2.

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