Dazi, l’Ue pronta a sacrificare la web tax per l’intesa con Trump
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Redazione Esteri
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L’Atlantico della Scozia, ultimo lembo d’Europa prima dell’oceano, fa da sfondo a un incontro che potrebbe segnare le relazioni transatlantiche nell’era Trump 2.0. Oggi, alle 17:30, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si vedranno al Turnberry Golf Club, proprietà dello stesso Trump, per discutere di dazi, ma non solo. Il vero nodo è la possibile rinuncia europea alla web tax sui colossi digitali americani, una mossa calcolata per ottenere in cambio un alleggerimento delle tariffe doganali sulle merci Ue.
“Vedrò Trump solo per chiudere l’accordo, non per discutere”, ha ripetuto von der Leyen negli ultimi mesi, lasciando intendere che i negoziati siano già in fase avanzata. L’ipotesi sul tavolo è chiara: Bruxelles abbandonerebbe il progetto di tassazione unica sui giganti del web – da tempo osteggiato da Washington – in cambio di una riduzione dei dazi statunitensi, che pesano soprattutto su automobili, acciaio e prodotti agroalimentari europei. Una trattativa che, se andasse in porto, eviterebbe un’escalation commerciale tra le due sponde dell’Atlantico.
“La web tax non funziona, meglio sacrificarla per l’intesa”, afferma Daniel Gros, economista tedesco dell’Institute for European Policymaking alla Bocconi. La sua posizione riflette un pragmatismo diffuso: minacciare l’imposta per poi cederne l’abolizione come concessione negoziale. Una strategia che, secondo alcuni osservatori, l’Ue avrebbe già messo in campo.
L’incontro di oggi non riguarda solo i dazi. Si parlerà anche di gas naturale liquefatto (GnL) americano – cruciale per ridurre la dipendenza energetica europea dalla Russia – e degli investimenti nella difesa comune, altro tema caro a Trump. Ma è la questione fiscale a dominare. Se l’accordo verrà raggiunto, segnerà una vittoria per entrambe le parti: l’Ue mitigherebbe l’impatto delle tariffe sulla propria economia, mentre Trump potrebbe presentare l’abbandono della web tax come un successo della sua linea dura nei confronti dell’Europa.




