Wall Street in rosso e rendimenti Treasury in rialzo dopo i dati sull’occupazione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non bastava la consueta avversione al rischio legata alle tensioni in Medio Oriente, che già di per sé alimenta l’inflazione da un lato e comprime la propensione all’acquisto di asset rischiosi dall’altro; a spingere Wall Street in territorio decisamente negativo – con il Nasdaq in particolare che, complice la sua forte esposizione ai titoli tecnologici, segna un ribasso dell’1,5% – ci ha pensato il consueto appuntamento mensile con i dati sul lavoro.

E se la disoccupazione si è attestata al 4,3% (in linea con le previsioni del consensus, che si attendevano un tasso invariato rispetto ad aprile), a fare la differenza è stato il numero relativo ai nuovi posti di lavoro non agricoli: 172.000 unità a maggio, più del doppio rispetto alle 85.000 attese dagli analisti. Una performance, quest’ultima, che rappresenta ormai il terzo mese consecutivo di solida crescita occupazionale e che sembra confermare come il mercato del lavoro americano stia recuperando slancio dopo il rallentamento dello scorso anno.

L’effetto dei tassi e il movimento del reddito fisso

Proprio la robustezza di questi numeri – tra l’altro trainati dal settore del tempo libero e dell’ospitalità, che ha aggiunto 70.000 posti in vista della stagione estiva, e dalla sanità (+47.000) – ha finito per ritorcersi contro i listini azionari. Il meccanismo, ben noto agli operatori, è piuttosto lineare: un’economia che crea posti a un ritmo superiore alle stime riduce la pressione sulla Federal Reserve, la quale potrebbe mantenere i tassi d’interesse invariati più a lungo, se non addirittura valutare un inasprimento.

Ne consegue un balzo dei rendimenti sui Treasury, che è esattamente quanto osservato: il tasso sul titolo trentennale ha superato la soglia psicologica del 5%, mentre quello sul decennale è schizzato oltre il 4,5%. In un simile contesto, gli investitori hanno preferito disfarsi delle azioni – penalizzando in particolare quei titoli growth le cui valutazioni, come quelle del comparto tecnologico, risentono maggiormente di un aumento del costo del denaro – per rifugiarsi nel reddito fisso o per ridurre semplicemente l’esposizione al rischio.

Analisi di mercato e il commento di Angelo Meda

La corsa al rialzo delle borse – che, va ricordato, aveva regalato otto sedute consecutive positive e non accennava a fermarsi – sembra aver incontrato un ostacolo insormontabile nei numeri diffusi dal Bureau of Labor Statistics. A nulla è valso, per ora, l’ottimismo di chi sperava in una pausa dopo i forti rialzi degli ultimi mesi; anzi, come sottolinea Angelo Meda, responsabile azionario di Banor, il mercato ha risposto con un sonoro «non ancora» a chi chiedeva una tregua, continuando a spingere gli acquisti fino a giorni recenti.

Ma, aggiunge Meda nel suo intervento, ci troviamo in una fase storica caratterizzata da una concentrazione estrema: se l’S&P 500 veleggia verso i massimi, solo una manciata di società – quelle legate all’intelligenza artificiale – guidano la crescita, mentre le restanti restano mediamente distanti dai rispettivi record. Un aspetto, questo, che rende il mercato più vulnerabile a inversioni improvvise come quella odierna.

Le attese sulla Fed e le prospettive per SpaceX

Nonostante le incertezze e i timori legati a una possibile stretta monetaria, alcuni comparti continuano ad alimentare le aspettative degli analisti: il settore dell’intelligenza artificiale, in particolare, viene ritenuto in grado di proseguire nella sua corsa nonostante l’aumento dei rendimenti. La conferma più eclatante arriva da SpaceX, la società spaziale prossima alla quotazione, per la quale Morgan Stanley ha diffuso stelle roboanti: i ricavi potrebbero toccare i 3.

400 miliardi di dollari entro il 2040, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, grazie anche al contributo del comparto legato all’IA. Un dato, quest’ultimo, che stride con l’andamento generale della giornata ma che offre una misura della disconnessione tra le prospettive di lungo periodo e le reazioni a caldo dei mercati agli indicatori macroeconomici. Per la riunione di giugno, comunque, il consenso si aspetta ancora un mantenimento dei tassi nell’intervallo 3,5%-3,75%, con eventuali cambiamenti rimandati all’autunno.

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