Mazda cx-60, la giapponese che si fa “sala d’ascolto” ma soffre ancora sull’elettrico

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   A quattro anni dal debutto, la possente suv Mazda cx-60 si sottopone a un nuovo affinamento, seguendo la filosofia Kaizen – quel “miglioramento continuo” tanto caro all’ingegneria nipponica – senza però stravolgerne l’anima. Le modifiche, introdotte con il modello 2026 per il mercato italiano, riguardano in primo luogo la taratura degli ammortizzatori e del controllo di stabilità Esp, ritoccati per cercare un equilibrio più maturo tra la fluidità di marcia e la fermezza richiesta da un vettura di oltre 4,7 metri. A ciò si aggiunge l’adozione di vetri laterali stratificati, composti cioè da più strati per potenziare l’insonorizzazione dell’abitacolo, e un sistema di sicurezza inedito: il Driver Emergency Assist, capace di rilevare un improvviso malore del guidatore e di fermare autonomamente l’auto in condizioni di sicurezza.

Piccoli segreti di comfort e una dinamica ancora da decifrare

L’intervento più so, in realtà, resta quello sulle sospensioni, già oggetto di aggiornamenti nel corso della carriera del modello. I tecnici nipponici hanno lavorato per ridurre le oscillazioni verticali della carrozzeria senza irrigidire eccessivamente la risposta, una scelta che sulla carta dovrebbe giovare anche al comfort acustico, già migliorato dai nuovi vetri anteriori. Proprio quest’ultima caratteristica ha spinto Mazda a battezzare la cx-60 come “la sala d’ascolto più piccola del mondo”, un’affermazione che trova un riscontro concreto nella partnership siglata con lo SlowSound Festival 2026 – evento romano in programma dal 15 al 17 maggio dedicato a “Slow life, good Sound” – dove l’ascolto diventa esperienza attiva, tra professionisti del settore e musicisti che esplorano il suono come strumento di analisi.

Un elettrico che non decolla e il ritorno della sorella maggiore

Resta però il nodo della mobilità a batteria: la cx-60, nelle sue versioni ibride plug-in, continua a offrire un’autonomia in modalità elettrica piuttosto contenuta, insufficiente per chi cerca un uso quotidiano a zero emissioni senza ricariche frequenti. Un neo non secondario, in un segmento dove i competitor europei spingono con decisione su numeri più generosi. Nel frattempo, la casa di Hiroshima non dimentica la sua best-seller mondiale: la cx-5, prodotta in oltre cinque milioni di unità (di cui 900mila in Europa), si prepara al rinnovo integrale della terza generazione. Più grande nelle dimensioni e dotata di una nuova architettura elettronica, questa suv – che nel 2012 fu il primo modello Mazda sviluppato in autonomia dopo lo scioglimento con Ford, il primo a inaugurare lo stile Kodo e il primo a montare le tecnologie Skyactiv – torna a incidere senza rivoluzioni annunciate, ma con la consueta attenzione ai dettagli.

Sicurezza e silenzio, la ricetta senza clamore

Tornando alla cx-60, l’introduzione del Driver Emergency Assist segna un passaggio obbligato nel panorama della prevenzione degli incidenti, soprattutto alla luce di una cronaca che ha purtroppo mostrato i rischi legati a improvvisi malori alla guida. Il sistema non si limita a un avviso visivo o acustico: interviene progressivamente sulla decelerazione e mantiene il controllo direzionale fino all’arresto. Un meccanismo che, unito alla maggiore silenziosità dell’abitacolo, disegna un profilo di vettura matura, più incline al comfort che alla sportività. Nessuna dichiarazione ufficiale, per ora, su un possibile restyling estetico profondo: i prezzi per l’Italia sono già disponibili, ma il vero banco di prova sarà capire se questi ritocchi basteranno a scalfire la concorrenza, mentre l’elettrico rimane il tallone d’Achille di questa possente giapponese.

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